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Marrazzo, spunta il trans che ordinava le rapine

Caso Marrazzo, uno dei trans portati via dai carabinieri del Ros a via Gradoli

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Un trans amante di uno dei quattro carabinieri indagati nel caso Marrazzo. È l'ultima notizia sul filo del pettegolezzo che emerge da questa ingarbugliata inchiesta. Nell'indiscrezione che i militari del Raggruppamento operativo speciale stanno passando al setaccio, l'elemento che interessa non sono le ipotetiche abitudini sessuali del carabiniere, ma le presunte connessioni con la vicenda Marrazzo, una matassa ancora senza bandolo. La tesi che corre fra i trans della Cassia, a Roma nord, è che le rapine ai viados brasiliani, che Procura e Ros sospettano siano state commesse negli ultimi due anni da tre dei quattro carabinieri della Compagnia Trionfale (Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini), in parte venissero commissionate. Cioè: Joyce, il trans che avrebbe avuto una relazione con uno dei carabinieri, avrebbe indicato a quest'ultimo i soggetti "indesiderati", da spaventare. E forse anche i loro clienti. È un'altra indiscrezione tra il vero e il verosimile che il Ros deve verificare. E che il legale dei militari, l'avvocato Marina Lo Faro, smentisce categoricamente, così come respinge l'potesi delle rapine ai trans commesse dagli indagati. Sinora sono una quindicina i viados che hanno raccontato ai militari di aver subito rapine dai carabinieri, o di aver saputo che qualcuno della comunità era stato vittima della razzia. Le propotenze sarebbero cominiciate agli inizi del 2007. Solo le accuse, però, non bastano. Il Ros è a caccia dei riscontri. Insomma, si tratta di un altro capitolo nebbioso dell'inchiesta. Fino ad ora non si è riusciti a sapere come sono andate davvero le cose il 3 luglio nell'appartamento di via Gradoli 96. Ciascun protagonista coinvolto (l'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, il trans Natalie, i quattro carabinieri e l'avvocato del pregiudicato morto Gianguarino Cafasso) riferiscono una sequenza dei fatti che non coincide. Non si sa con certezza quante persone fossero in casa al momento dell'irruzione dei due militari in borghese, Carlo Tagliente e Luciano Simeone. Marrazzo dice di non avere visto in quell'occasione Gianguarino Cafasso, morto il 12 settembre, reso evidente se non altro dalla sua obesità. Natalie: «Io ero con Piero e a un certo punto sono arrivati due carabinieri in borghese, Carlo e Luciano». Tagliente: «Aprì un viados di pelle scura, moro di capelli. Noi entrammo e ci trovammo di fronte una persona di sesso maschile che riconoscemmo subito essere il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo». Stessa confusione su chi ha girato il video-scandalo. L'ex presidente sostiene che non si è accorto che qualcuno stava girando un video. Lo stesso conferma Natalie che dice di essere stata chiusa fuori sul balcone. Mentre Tagliente riferisce che «circa 15 giorni dopo» il blitz lo stesso confidente Cafasso che gli aveva segnalato un festino in corso con dei trans gli disse che «era entrato in possesso di un video che ritraeva il citato presidente in compagnia di un trans». Ad aumentare il caos si aggiunge anche il fotografo Max Scarfone: «Luciano Simeone una volta mi ha detto che glielo aveva dato un trans, girato da Cafasso. In un'occasione, addirittura, Luciano mi aveva fatto capire, senza dirmelo esplicitamente, che lo aveva girato lui».  

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