Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Pericoloso ignorare il rischio terrorista

default_image

  • a
  • a
  • a

Noi non sappiamo chi ha avanzato minacce a Berlusconi, Fini e Bossi. Non è la prima volta e non sarà l'ultima. Proprio qualche giorno fa un esponente del Pd aveva avviato un gioco macabro contro il premier. Sarebbe facile archiviare il tutto parlando di mitomani, di cani sciolti, di esaltati inoffensivi. Gli anni '70 sono lontani. Le Br, gli scontri di piazza, gli estremismi oggi sono solo fantasmi del passato. Per fortuna. Eppure vale la pena ricordare che nessuno avrebbe potuto immaginare il sequestro Moro. Sembrava impossibile, eppure ci fu. Certo le differenze tra quel tempo e l'attuale ci sono, eccome. Le Br furono la degenerazione di quel '68 che aveva illuso molti sulla possibilità di una rivoluzione globale. Erano vivi alcuni elementi fondamentali, oggi scomparsi. Il fascino di una ideologia, pur interpretata con mille varianti che c'era un sistema, quello marxista, che avrebbe risolto i problemi di tutti creando le premesse per una società più giusta. Inoltre in Italia, dove le Br hanno avuto una diffusione ben più ampia che in altri Paesi, c'è una spiegazione. La presenza di molti reduci della resistenza, che non credevano finito il loro compito con la liberazione dell'Italia e che non hanno mai smesso di sognare la rivoluzione. Lo stesso Pci, per anni, ha lasciato in vita questo sogno con la doppiezza togliattiana che lasciava aperta per il futuro la strada della presa del potere. Da qui, dalle lotte operaie e studentesche è nato quel movimento criminale. E oggi? Tutto naturalmente diverso. La storia non si ripete. Intanto assistiamo a una fase di scontro politico radicale. C'è chi parla, a torto, di democrazia a rischio. Della fine della libertà di stampa per arrivare infine all'idea che si voglia perfino fare un colpo di stato cancellando la nostra Costituzione. Un clima feroce in cui chi governa è considerato comunque un usurpatore. Un livello di polemica che ha pochi precedenti nel nostro passato tanto che perfino Napolitano rimpiange le contrapposizioni degli anni '50, che, vale la pena ricordare, non erano proprio rose e fiori. Oggi non c'è più un paradiso comunista da sognare come negli anni '70. Ma il clima è degenerato. Ci sono milioni di giovani sfiduciati, quelli del precariato permanente. A differenza dei padri temono di non poter riuscire ad avere un lavoro, una famiglia, una casa. Ai giovani tocca, per la prima volta, vivere in condizioni peggiori dei loro genitori. Padoa Schioppa li chiamò bamboccioni. Magari fosse sempre vero, perché tra loro ci possono essere elementi che sentendosi esclusi possono fare scelte estreme. Non dettate da una nuova fede marxista, ma anche solo da protesta, vendetta. Certamente rispetto al passato non c'è un collante ideologico. Ma può essere questa una assicurazione efficace? Non solo, ma mentre le Br storiche, da quel che sappiamo agirono senza alleanze, oggi il mondo occidentale è talvolta minacciato da un terrorismo internazionale che in teoria potrebbe anche trovare utile collegarsi con eventuali gruppi eversivi interni. Questo forse non è successo, e ci auguriamo che non accadrà mai. Ma tutto ci impone di non abbassare la guardia. Di non sottovalutare, come invece fu fatto 40 anni fa, i segnali di pericolo. Noi abbiamo in casa aderenti all'Islam cattivo, quello dell'integralismo, della guerra agli infedeli. Quella sovrastruttura fanatica che spinge una persona non sospettata a lanciarsi con una bomba contro una caserma. Non sappiamo quanti sono nella stessa condizione. E quindi potenzialmente pericolosi. Se questi si legassero ai ribelli di casa nostra, la miscela sarebbe veramente esplosiva. Non sottovalutare i segnali vuol dire certo potenziare l'azione di prevenzione, ma, per quanto ci riguarda, dare anche segnali di speranza ai giovani. Un compito che spetta al governo, ma anche all'opposizione se la smette di occuparsi di gossip che poco interessa a chi ha problemi reali e diventa invece un punto di riferimento legale e parlamentare per quanti sono scontenti, arrabbiati e che hanno rivendicazioni da fare. Comunque sia, non scrolliamo le spalle. Troppo forte è, per chi li ha vissuti, il ricordo drammatico di quegli anni. Abbiamo sperato di non riviverli più e di non farli più rivivere ai nostri figli. Facciamo in modo che sia veramente così.

Dai blog