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Intercettazioni, c'è la fiducia Pd, Idv e Udc: "La misura è colma"

Intercettazioni

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{{IMG_SX}}Le elezioni europee sono ormai alle spalle e, dopo la breve pausa per la campagna elettorale, il governo è tornato a lavorare a spron battuto. Non c'è tempo da perdere, soprattutto quando si ha la prova che l'elettorato è dalla propria parte. E così il presidente del Consiglio e tutto l'esecutivo ha immediatamente sottoposto al voto della Camera il disegno di legge in materia di intercettazioni. Un argomento che Berlusconi e tutta la maggioranza avevano deciso di regolamentare da molto tempo e per la quale, nella speranza di accelerare i tempi, è stato deciso di porre il voto di fiducia: la quindicesima dall'inizio della legislatura. Una decisione che ha acceso forti polemiche all'interno del Parlamento. «La misura è colma» hanno tuonato il Pd, Idv e Udc aprendo, con queste parole, una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella quale si esprimeva contrarietà al ddl intercettazioni e al modo di legiferare della maggioranza. E il presidente dei deputati dell'Idv, Massimo Donadi, rincara la dose: «I vertici della Lega hanno deciso di scambiare la morte certa del referendum elettorale, cedendo un pezzo di libertà del Paese». Chiaro è il riferimento all'accordo tra Pdl e Carroccio in vista dei ballottaggi e del referendum del 21 guigno. Tutte polemiche che non turbano il Guardasigilli Angelino Alfano: «È ipocrita chi sostiene che c'è stata una strozzatura del dibattito, dal momento che il ddl è in Parlamento da un anno. La fiducia poi è uno strumento previsto dall'ordinamento giuridico e di cui ha fatto un ampio uso anche il passato governo». Così, in barba alle provocazioni, il governo ha incassato la fiducia della Camera sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del disegno di legge sulle intercettazioni. Un risultato raggiunto con 325 deputati che hanno votato a favore, 246 contrari e due astenuti. L'ultimo passaggio ora spetta al Senato che già oggi dovrebbe darne il via libera definitivo. Il pacchetto di modifiche, contenute nel maxi-emendamento che porta la firma di Alfano prevede, nei suoi punti più importanti, il fatto che il Pm possa chiedere di intercettare solo se ci saranno «evidenti indizi di colpevolezza e solo se saranno assolutamente indispensabili». Per quanto riguarda invece le indagini di mafia basteranno «sufficienti indizi di reato». È previsto poi che il magistrato abbia l'obbligo di astenersi dal rilasciare «pubblicamente dichiarazioni» sul procedimento affidatogli. In caso contrario potrà essere sostituito. Per quanto riguarda i giornalisti persiste il divieto di pubblicare le intercettazioni fino alla conclusione delle indagini preliminari. Potranno poi essere intercettati tutti i reati che prevedono pene oltre i 5 anni, ma per un periodo non più lungo di due mesi. Dure critiche al ddl arrivano dall'Associazione nazionale magistrati che avverte: «Siamo di fronte alla morte della giustizia penale» mentre la Federazione nazionale della stampa italiana annuncia scioperi e «se questi non bastassero» ipotizzano il passaggio «alla disobbedienza civile».

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