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«Il voto segnerà la fine di un'epoca»

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Conqueste elezioni finirà la predominanza della sinistra nelle amministrazioni locali». Parla a raffica Osvaldo Napoli, vicepresidente dell'Anci, lui più efficacemente e scherzosamente si definisce «il più grande conoscitore del Pdl di Comuni e Province». Onorevole, che cosa si aspetta da queste amministrative? «Sarà una tornata storica, non solo per le Comunali ma anche per le Provinciali. Ci aspettiamo molte vittorie e sarebbero potute essere di più». E perché non lo saranno? «Perché in alcune zone andiamo divisi. Penso a Bologna, se avessimo trovato l'accordo tra Cazzola e Guazzaloca avremmo vinta sicuro. Ma vinceremo in altre zone "impossibili"». Quali? «Penso a Reggio Emilia. A Livorno. L'elenco è lungo, vedrà». Perché il Pd è così in difficoltà sul territorio? «Quello che era un loro punto di forza è diventata una loro debolezza. Il radicamento, il fatto di andare sempre uniti sempre e comunque, anche quando a livello nazionale c'erano problemi. Ecco, tutto ciò è finito». D'accordo, ma secondo lei perché? «Perché non c'è più una linea. E quando da Roma arrivano delle indicazioni nessuno le segue più. Anche perché ci sono sindaci, amministratori che sono più forti del partito. Si sono invertiti i rapporti di forza. E allora non ci stanno a subire i diktat che arrivano da Roma perché si tratta di esponenti politici che vincono, che hanno consenso mentre l'attuale dirigenza del Pd non mi pare possa vantare le stesse qualità». E allora? Che cosa succede? «Succede che se il Pd a Roma sceglie un candidato che non è l'attuale sindaco questo si sente in diritto e forse anche in dovere di candidarsi magari con un lista civica contro il candidato "ufficiale". Magari lo batte pure. E c'è pure un'altra considerazione da fare». Quale? «A loro si sono stretti gli spazi. Niente ministeri, niente poltrone, ci si concentra a livello locale. Ma i posti sono quelli che sono e allora spuntano due o tre candidati a sindaco della stessa parte politica» Il Pdl invece sembra aver imparato la lezione dopo le batoste degli anni scorsi. Che cosa è successo? «È successo che abbiamo compreso che è il candidato a sindaco che vince. E dunque bisogna scegliere quello più forte sul territorio. Non conta sia ex Forza Italia o ex An». Ne è proprio sicuro? «Be', solo Silvio Berlusconi in persona è in grado di dire "votate questo perché è il figlio del mio commercialista" e quello vince. Ma è Silvio Berlusconi». Dopo questa tornata, il Pdl chiederà anche la guida dell'Anci? «Ora non corriamo. Il presidente è Chiamparino. È evidente però che se il Pdl guidasse Roma, Milano, Palermo e poi dopo giugno anche Bari, Reggio Emilia, Bologna e via discorrendo, il Pd ne dovrebbe trarre le conseguenze». F. d. O.

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