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Veline, Silvio ora ci scherza su

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La giornata si svolge all'insegna dell'ottimismo e dell'ironia. Un po' di arrabbiatura, forse, c'è ancora. Ma della polemica Silvio—Veronica non se ne parla, se non con qualche battuta e in modo ironico. Il primo a farlo è proprio lui, Berlusconi. Prima scherzandoci sopra, poi per attaccare l'opposizione. «Scusate se non non ho portato le veline», è la battuta con cui apre il suo intervento davanti ai delegati dell'assemblea della Coldiretti. «Mi rifarò anche perchè pensando ai vostri 20 mila punti vendita, e pensando che qualche volta il sabato anche noi maschietti andiamo a fare la spesa, se avete bisogno di belle commesse sapete a chi rivolgervi». Poi, un po' per correggere il tiro, Berlusconi si affretta ad aggiungere: «Bisogna sempre avere un pò di ironia, perché solo se si è sereni e allegri si riesce a fare cose importanti». Il Cavaliere in sostanza smorza la querelle "veline candidate". Anzi, l'intera questione da arma puntata contro di lui diventa uno strumento per andare all'offensiva. Rivelandosi in ultima analisi «un boomerang» per la sinistra. Quando arriva alla riunione dei ministri Berlusconi ha la faccia un po' scura. Il Consiglio ha inizio: si parla di influenza suina, di referendum, di allargamento della squadra di governo. Già, allargamento, forse con un nuovo ministro (Michela Brambilla) e tre viceministri (Adolfo Urso, Roberto Castelli, Paolo Romani). Nulla ancora di stabilito, ma rimpasto molto probabile. È quasi mezzogiorno quando poi Berlusconi lascia Palazzo Chigi per recarsi all'assemblea della Coldiretti. Davanti ai tanti agricoltori presenti nella sala dell'Eur, il premier usa ottimismo anche parlando di crisi economica. Nel giorno dell'accordo fra Fiat e Chrysler il presidente del Consiglio non cita direttamente i due colossi automobilistici ma sottolinea che l'apertura verso l'estero è un ingrediente fondamentale per lasciarsi alle spalle le difficoltà economiche di questi mesi. Difficoltà che rischiano di essere acuite dalla nuova influenza che arriva dal Messico e che, a causa dell'effetto domino, mette sotto scacco anche gli allevatori. Così, per rassicurare i consumatori e in perfetto stile berlusconiano, ecco allora che il premier raccoglie la «sfida» degli agricoltori e davanti alle telecamere mangia un pezzetto di mortadella. «Buono, davvero buono», mima con i gesti il Cavaliere, che per l'occasione si improvvisa anche cameriere e serve alla platea salame e prosciutto su un vassoio d'argento. Il made in Italy non si deve arrendere e anzi deve andare «a bussare alle porte» dei Paesi stranieri, insiste dunque il presidente del Consiglio. Soprattutto «di quelli dell'Est - dice - dalla Federazione russa all'India e alla Cina». Lì gli italiani possono stare sicuri di trovare «interesse, simpatia e in molti casi anche amore», assicura il premier. Il governo da parte sua è «orgoglioso di aver mantenuto» gli impegni e promette di fare altrettanto nel prossimo futuro. Perché, dice ancora una volta il premier, «la gente non ne può più delle chiacchere, vuole i fatti. E noi continuiamo a voler fare i fatti». Un esempio? L'intervento «tempestivo» in Abruzzo, quello «incisivo» per risolvere l'emergenza rifiuti. Oggi Berlusconi è atteso a Napoli: il premier parteciperà, infatti, questa mattina al concerto di Riccardo Muti al teatro San Carlo. Nessuna notizia su cosa faccia dopo, o su una sua probabile partenza per Milano (interrogativo insistente nei Palazzi). Del resto «tra moglie e marito...».

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