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Tra Violante e Alfano prove di dialogo per la riforma

Angelino Alfano

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Un argomento quanto mai delicato in questo momento di scontri tra magistrature, di proposte di riorganizzazione del Csm e di trasferimenti di pubblici ministeri e, a discuterne sul palco, si sono avvicendati, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il deputato del Pd, Luciano Violante. Il giovane Guardasigilli ha esordito con il bilancio del suo lavoro nei primi sette mesi di governo: «Abbiamo approvato la più importante normativa antimafia, il disegno sulla sicurezza contro la criminalità organizzata, avviato il disegno di legge sulle intercettazioni e la riforma del processo civile». Ma non vuole che il suo diventi un intervento limitato a celebrare il lavoro fatto e punta subito a dettare la scaletta dei prossimi lavori: «Entro febbraio avvieremo le linee guida della riforma costituzionale e quella dei processi penali. Posso pertanto dire che il 2009 sarà l'anno non della riforma della giustizia, ma quello della sua inaugurazione, perché farla è nell'interesse dei cittadini perché così com'è non funziona». E proprio sul tema della riforma sarebbe stato impossibile, per il ministro, non fare riferimento alla lettera del presidente della Camera Gianfranco Fini pubblicata ieri sul Corriere della Sera: «Condividiamo nel merito e nel metodo le parole di Fini che seguono quelle del presidente della Repubblica, del presidente del Senato e del vicepresidente del Csm Mancino. Penso che le istituzioni e la società abbiano maturato la consapevolezza della indifferibilità della riforma». Una riforma che vede, almeno nelle linee generali, una certa sintonia anche con l'opposizione che per voce del deputato del Pd, Violante, ha voluto esprimere la sua adesione e quella del leader dei Democratici all'intervento di Fini: «Veltroni è daccordo sui punti indicati da Fini e questo può segnare una svolta nei rapporti tra maggioranza e opposizione e anche per la riforma del sistema giudiziario. Sintonia che vacilla nel momento in cui si tocca il tema della separazione delle carriere: «Non è una cosa positiva, non è una priorità e non è nemmeno utile». E ha poi continuato Violante: «Le professioni si stanno specializzando e il passaggio da giudice a Pm è molto difficile. Sono invece favorevole ad una riduzione del numero dei tribunali optando per l'abolizione di quelli più piccoli per un principio di maggiore efficienza».

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