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Valeria Costantini Lenti. ...

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Non è, insomma, uno «sciopero bianco», sottolineano i dipendenti riuniti al varco equipaggi della compagnia all'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino. I quali, come sempre secondo loro, non è stato lo sciopero di 24 ore, indetto lunedì pomeriggio a seguito dell'assemblea sindacale, a causare i disagi, o meglio disastri, nei cieli e negli scali italiani. Disagi che ieri, tra cancellazione e ritardi, hanno dovuto subire per il terzo giorno consecutivo i passeggeri, costretti ancora una volta ad attendere speranzosi di poter tornare a casa o al lavoro. «Non è certo plausibile — dice Sabrina, assistente di volo — che la mancanza di sole 200 o 300 persone abbia creato tutto quel caos, ma che piuttosto abbia funzionato proprio la nostra decisione di rispettare al 100% le procedure classiche che di solito non vengono applicate, esattamente per evitare rallentamenti negli imbarchi». Pochi esempi. La norma, spesso inapplicata, prevede che quando un equipaggio Alitalia sale su un velivolo appena «utilizzato» per un'altra rotta, vengano controllate nuovamente tutte le attrezzature, come ad esempio i giubbotti di salvataggio, di cui se ne preleva un campione che viene attentamente ispezionato. O il passaggio alla dogana: appena sbarcati ad un aeroporto assistenti di volo o piloti dovrebbero passare per gli uffici doganali per i controlli, ma se questo significa far ritardare una coincidenza in partenza, spesso questa procedura si «salta», semplicemente comunicando alla direzione aeroportuale il mancato passaggio ai varchi. Oltre a questi procedimenti, che ovviamente sono di routine, lo «sciopero-ralenty» prevede poi il rispetto degli orari di lavoro, senza i possibili straordinari, che fino a poche settimane fa erano quasi una regola nella compagnia. Difficile dunque pensare che il caos di questi ultimi giorni sia l'eccezione, ma che piuttosto ritardi e disagi saranno la regola per i passeggeri? «Bisogna anche calcolare che siamo sotto organico — spiega Massimiliano Ercolani, segretario Sdl — perché ai lavoratori precari non sono stati rinnovati i contratti. Ci dispiace che a rimetterci siano i cittadini, ma forse non ci si rende conto a cosa diciamo no. Basti pensare ai numeri della Cai: su 1500 esuberi tra gli assistenti di volo, per 680 lavoratori si prospetta la cassa integrazione».

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