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Opa ostile sull'Italia: "I poduttori di petrolio pronti a scalare le imprese"

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Ecco perché, spiega il premier, «presto anche in Italia ci saranno norme» per fronteggiare questo rischio. Il warning di Berlusconi è rivolto soprattutto a quelle aziende che «hanno oggi una quotazione che non corrisponde al loro giusto valore». Ed è un pericolo che arriva soprattutto «dai Paesi produttori di petrolio». Questi ultimi, infatti, hanno a disposizione quei «fondi sovrani» con cui si possono preparare anche opa non amichevoli. Si tratta di un rischio, precisa il premier, ora oggetto di verifica da parte della Consob, in modo da dare alle imprese «la possibilità di difendersi». Si pensa, dunque, ad un decreto legge ad hoc? Non sarà necessario, precisa il ministro Giulio Tremonti: per le norme che consentono alle imprese di difendersi da scalate ostili «basterà anche un emendamento da inserire in un decreto di conversione di qualche altro provvedimento». Il presidente del Consiglio parla da Bruxelles, dove prima partecipa ad una riunione del Partito Popolare Europeo poi ai lavori del Consiglio Ue. Con lui, oltre a Tremonti c'è anche il ministro degli Esteri Franco Frattini. Tra un incontro e l'altro il capo del governo italiano ne approfitta per fare in una conferenza stampa il punto a 360°: dalla situazione dei mercati finanziari, alla questione climatica, dall'ingresso della Russia nell'Unione, all'operato del governo. Un esecutivo che continua a crescere nel consenso popolare. «Siamo al 70,2%», dice Berlusconi non risparmiando un po' di ironia «È francamente imabarazzante...». Sulla crisi economica, il premier rivendica il primato italiano nell'aver capito subito il problema: «Con Tremonti- ribadisce - siamo stati i primi a capire ciò che si doveva fare e lo abbiamo fatto». Una scelta adottata poi dai "grandi" dell'Europa, così come dagli Stati Uniti. Ora, nonostante la condizione dei mercati sia migliorata, a preoccupare il Cavaliere è il rischio di una recessione: «Mi auguro che non ci sia - è l'auspicio - certo ci sarà qualche riflesso sull'economia reale». Altro rischio da evitare è la speculazione in atto nelle piazze di tutto il mondo: «La borsa è teatro della speculazione», dice senza mezzi termini Berlusconi mettendo in evidenza il fatto che esiste la possibilità di guadagnare «sia quando le borse sono al massimo sia quando sono al minimo». Di fronte alle conseguenze che possono derivare dalla crisi finanziaria, la "ricetta" messa sul tavolo dal premier riguarda innanzitutto «un controllo maggiore rispetto a quanto non si sia fatto fino ad ora». Più controlli dunque da unire ad una maggiore severità: «Dobbiamo attribuire responsabilità a chi ha avuto comportamenti che non erano conformi ad un corretto agire». Il momento è difficile, ma Berlusconi non perde il suo ottimismo e la sua «serenità» perché, ribadisce, l'Italia è stata «la prima a reagire e nella maniera giusta». Il nostro sistema finanziario dovrebbe poi essere al riparo da questa crisi perchè se da una parte la solidità delle banche in Europa è oramai garantita dagli Stati «da noi la situazione è diversa perché le banche hanno operato con maggiore prudenza». Sulla strategia per il futuro il premier spiega che la linea da seguire è quella del «wait and see» intervenendo in modo adeguato solo se e quando necessario. Prima di salutare, Berlusconi scherza con i cronisti sulla possibilità di battere la longevità politica di Mussolini, osservando che alla fine della legislatura gli mancherà un solo anno per arrivare al ventennio dal primo incarico del 1994. Il premier si è definito «un veterano» insieme a Giulio Tremonti dei Consigli europei. «Il guaio», ha aggiunto parlando in tono confidenziale «è che io fra cinque anni va a finire che arrivo a 19 anni» di governo. Poi, ha chiesto con tono scherzoso: «Quanti anni ci è restato quello là?». E i cronisti gli hanno suggerito: «Presidente, gliene manca ancora uno...».

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