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Politica

Il primo stop

Ed è costretto a rinviare tutto alla prossima settimana. Nulla di fatto, la trasferta partenopea fa registrare una improvvisa quanto inattesa spaccatura all'interno dell'esecutivo. Il decreto, infatti, prevedeva un generale inasprimento delle pene e delle sanzioni per chiunque sporca le strade, come «Il Tempo» ha anticipato ieri. In particolare, nascosto un po' tra le righe, vi era una norma dal contenuto esplosivo: l'arresto per chi sarebbe stato «beccato» a buttare anche solo una cicca di sigaretta a terra. Infatti, per effetto di una modifica del codice di procedura penale, veniva introdotto il reato di «abbandono di rifiuti», in maniera indistinta: sia quelli pericolosi sia quelli normali. Gli agenti di pubblica sicurezza, stando alle bozze del testo, sarebbero dovuti intervenire in flagranza di reato procedendo con le manette. La norma, così deflagrante, ha suscitato le perplessità di Altero Matteoli, il titolare delle Infrastrutture, che per primo ha chiesto di approfondire il testo in esame. Sebbene, hanno spiegato fonti vicine al ministro di An, «sempre in spirito costruttivo, senza alcuna rottura». Ma se Matteoli ha aperto il discorso, anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si è messo di traverso. Seguito dalla responsabile dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. In ambienti di Confindustria si sollevavano dubbi invece per la parte in cui si prevedevano nuove discipline per il trasporto dei rifiuti. Perplessità che sono giunte anche sul tavolo della Prefettura di Napoli, dove si stava riunendo il governo. Eppure, nelle settimane e anche nei giorni scorsi Berlusconi si era espresso chiaramente per prevedere sanzioni dure per chi inquina. Ma nel corso del Consiglio dei ministri qualche dubbio ha fatto breccia anche nel premier. Il quale così ha deciso di chiudere la riunione e chiudersi in una stanza con Matteoli e Maroni per cercare una soluzione. Il testo per ora è accantonato. Berlusconi, nella successiva conferenza stampa, s'è limitato ad affermare che si andrà avanti la prossima settimana e che non ci sono ripensamenti sull'altra parte del decreto, quello che prevedeva il commissariamento per i sindaci che non avviano la raccolta differenziata nei tempi stabiliti: «La responsabilità della raccolta dei rifiuti spetta alle amministrazioni locali. Per cui, il sindaco che non metta in pratica questa sua responsabilità, potrà essere esonerato. Ci sarà il commissariamento del Comune che non manterrà gli impegni». Sul resto ha sottolineato che si stanno studiando «norme più opportune per far sì che gettare una carta o un mozzicone per strada sia sanzionato con una multa o, nei casi più gravi, addirittura con una sanzione penale». E i casi più gravi saranno quelli per l'abbandono di rifiuti tossici e pericolosi. E non solo per strada ma anche nelle acque, nei fiumi e in generale nell'ambiente che maggiormente necessita di tutela. Tanto che lo stesso premier ha provato a minimizzare: «Bisogna uscire dall'abitudine di considerare le strade come discariche. Noi stiamo soppesando con il buon senso del padre di famiglia le misure perché non siano eccessivamente pesanti». Dunque, si rinvia. Ed è il secondo stop in due giorni per il governo. Giovedì alla Camera è andato in scena il balletto degli emendamenti sui poteri di gestione dell'intera fase che porterà al varo del nucleare in Italia. O meglio, del ritorno al nucleare. Con due ministeri, quello dello Sviluppo Economico (c'era il sottosegretario Urso), quello dell'Ambiente (c'era invece il sottosegretario Menia) a seguire la vicenda per evitare che ci fosse uno scivolamento della titolarità esclusiva di un dicastero sull'argomento. E con il relatore del testo, Raisi (Pdl), che invece ricordava come la commissione si era espressa all'unanimità per la costituzione di una autorità, l'ennesima, indipendente. Risultato: tutto rinviato a lunedì. Berlusconi, tra un crollo di Borsa e un altro, dovrà mettere mano anche a questo per evitare un tragicomico impasse tra ministeri e maggioranza.

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