Politica

«Sui nomadi basta con le falsità»

Ancora una giornata calda, dunque, sul fronte nomadi. Ad innescare la polemica Amnesty, che ha chiesto al Consiglio dei ministri Ue di condannare «gli atti di discriminazione contro la comunità dei rom in Italia, culminati con l'obbligo della raccolta delle impronte digitali, anche per i bambini». È tempo, ha affermato Nicolas Berger, direttore dell'Ufficio europeo dell'associazione, «che gli Stati membri prendano posizione contro quella che è diventata una campagna a tutto tondo contro i rom». La prima risposta ad Amnesty è arrivata da Barrot. Sulla situazione dei rom in Italia, ha ricordato, «c'è stato uno scambio di lettere, non siamo rimasti senza fare niente. Ho chiesto al ministro Maroni ed ho ricevuto rassicurazioni che non si trattava di chiedere l'etnia e la religione. Non ho motivo - ha aggiunto - di non credere al ministro, da cui mi sono fatto confermare che consegnerà entro fine luglio il rapporto che dovrà chiarire cosa prevedono i nuovi testi adottati dall'Italia e soprattutto fare chiarezza sulla maniera in cui si applicano i controlli sulla popolazione. Mi sono impegnato ed è sulla base di questo rapporto che potrò vedere la loro conformità con il diritto comunitario». Dura la replica di Maroni ad Amnesty. «È tutto falso. Avete letto - ha risposto alle domande dei giornalisti - le ordinanze della presidenza del Consiglio? Si parla di rom? Si parla di impronte digitali? No. Allora di cosa stiamo parlando? È ora di finirla con le falsità. Noi stiamo facendo un'iniziativa di carattere umanitario e sociale per porre fine al degrado dei tanti campi nomadi abusivi. Solo a Roma ce ne sono cento. Ed è una situazione che non c'è solo in Italia, ma anche in molti altri Paesi europei». Quella dei nomadi, ha sottolineato il ministro, «è un'emergenza umanitaria. Perciò ho chiesto a Barrot e alla presidenza francese dell'Ue di discutere in uno dei prossimi consigli di questo argomento. Ora manderò una lettera formale. È nostro interesse discutere di questo tema, ma in termini corretti, non basandosi su falsità. Noi siamo i primi a volerlo fare».

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