Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

«Ringrazio tutti quelli che mi chiedono di restare. Lo ...

default_image

  • a
  • a
  • a

Nel futuro del Professore c'è solo un ruolo da nonno, con buona pace dell'appello lanciato sabato da Rosy Bindi a nome dei prodiani orfani del loro leader. Prodi ha voluto togliere ogni possibile dubbio sulla propria decisione, non solo confermando le dimissioni dalla presidenza del Pd, ma anche annunciando di aver avviato la procedura per lasciare l'incarico di presidente onorario del Partito democratico europeo. Un gesto di «coerenza», sottolinea Prodi, il quale d'ora in poi vuole essere considerato «un semplice tesserato». Sono passati ormai quasi due mesi dal momento in cui Prodi si dimise da presidente del partito: era il 16 aprile, due giorni dopo le elezioni perse dal Pd; ma la decisione era stata comunicata qualche settimana prima a Walter Veltroni con una lettera privata nella quale il padre dell'Ulivo dichiarava di voler restare un «supporter forte e leale del partito». Ma l'allontanamento di Prodi, a ben guardare, era cominciato già prima della campagna elettorale, con la sua decisione di non ricandidarsi alle elezioni e di tenere un basso profilo durante la campagna elettorale. Desiderio di tranquillità, certo, ma anche disagio per essere presentato come l'ideatore di una formula di coalizione risultata troppo eterogenea e rissosa. La conferma delle sue dimissioni lascia con l'amaro in bocca coloro che nel Pd guardano ancora a lui. «Mi dispiace che Romano Prodi confermi la sue dimissioni dalla presidenza del Pd — dice il parlamentare democratico Mario Barbi, già coordinatore dell'Ulivo — ma penso che le sue decisioni vadano rispettate e la sua persona tenuta al riparo da occasionali contese». Il Professore, ritiene il suo fedelissimo, continuerà però ad essere «un punto di riferimento» per chi ha condiviso le sue battaglie. Rosy Bindi, però, non perde le speranze di rivedere Prodi alla presidenza del Pd: la «pasionaria» democratica dice di rispettare la decisione del Professore, anche se ne è «addolorata»; ma chiede al partito di respingere le dimissioni di Prodi nell'Assemblea Costituente che si svolgerà il 20 e 21 giugno. Certi che il Professore non li abbandonerà mai, i prodiani del Pd hanno cominciato a chiedere conto a Veltroni della sconfitta elettorale. La loro parola d'ordine, risuonata al convegno dei bindiani, è quella di una gestione collegiale del partito in cui siano rappresentate tutte le anime del Pd. E, a proposito di anime e divisioni interne, il Pd è attualmente alle prese con la grana della collocazione dei suoi europarlamentari. Gruppo misto, partito socialista europeo o liberaldemocratici?

Dai blog