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Angelo Perfetti [email protected] Sarà forse retaggio ...

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Nelle province ancora oggi si giocano partite decisive per le sorti nazionali, e con regole tutte proprie. I contrasti - e gli accordi - nazionali rischiano di venire stravolti (e con essi il risultato elettorale, in special modo al Senato) dalle «beghe di paese», ossia i contrasti tutti locali interni ai vari partiti; quei contrasti - tanto per fare un esempio - che hanno portato Alleanza nazionale in un recente passato a scontri fratricidi a Latina, con la dicotomia Zaccheo-Cirilli. Una battaglia che sembra non avere fine, se è vero come è vero che il consigliere regionale ha deciso di sostenere apertamente La Destra di Storace che candida alla Camera Andrea Stabile, ex assessore della giunta Finestra (altro fuoriuscito dal partito di Fini, rivale storico dell'attuale sindaco di Latina). Sempre restando nella nostalgica Littoria, uno sguardo è interessante darlo anche all'interno dell'Udc. Quest'ultimo ha perso alcuni pezzi, tra i quali il consigliere comunale Silvestro Messina, accasatosi con il Mpa di Lombardo. Messina, a 24 ore di distanza dall'ingresso nel nuovo partito, ha strappato il numero 3 nella lista per la Camera del Movimento degli autonomisti; e, a ben guardare, ha più chance di essere eletto del pluridecorato Mochi (candidato sì alla Camera per An, ma in undicesima posizione). Una cosa è certa: l'autonomia, al di là del nome dei partiti, ce l'hanno sicuramente i politici che nelle province combattono la loro quotidiana battaglia amministrativa. Rispetto ai dettami nazionali, il frullatore elettorale propone sui territori lontani dalla Capitale dei cocktail dai sapori più disparati. I più dotti lo chiamano «laboratorio politico», i più sarcastici «il gioco delle tre scimmie». Fatto sta che - sempre per fare esempi concreti e non fermarsi alle chiacchiere - a Formia il Popolo delle libertà sostiene la candidatura a sindaco del segretario provinciale dell'Udc, Forte (ma anche questa posizione non è stata scevra da scontri intestini che hanno lasciato vittime sul terreno: l'assessore provinciale all'ambiente Massimo Giovanchelli, reo di un dissenso troppo evidente, è stato sospeso da An), mentre a sinistra Pd e Sinistra Arcobaleno continuano a passeggiare a braccetto, senza alcuna intenzione di litigare per dar corpo a prese di posizione superiori. In Ciociaria, d'altro canto, è ormai invalso il metodo del superamento dei partiti attraverso la proposizione di liste civiche. È l'uovo di Colombo: la possibilità di presentarsi con qualsiasi coalizione, sapendo comunque quali sono (ufficiosamente) i partiti di riferimento. Unica eccezione rispetto alla latitanza ufficiale dei partiti, su 9 comuni al voto, è Ferentino, dove però la lex provinciae autorizza il Pd ad allearsi con Ps e Pdci. Nel centrodestra il Pdl perde pezzi: mentre An è «costretta» alla corsa solitaria, l'ex Forza Italia di Berlusconi si allea con i centristi di Casini per sostenere Patrizi. E così è lecito tutto e il contrario di tutto. Come vedere il candidato Ciarrapico - dopo aver scritto peste e corna della dirigenza di An e Forza Italia - sedersi al ristorante (l'ultimo in ordine di tempo? L'Olimpus a Sora) con i suoi più acerrimi nemici. Vicino al candidato senatore c'era un corrucciato Iannarilli, anche lui in piena corsa elettorale; è uno dei tanti «Tajani boys», categoria così definita e costantemente vituperata dagli editoriali del «Ciarra», ed ora funzionale alla nuova esperienza. Altro «recuperato» in nome del bene comune è Riccardo Mastrangeli, spesso oggetto di strali ed ora commensale (politicamente, s'intende) dell'editore-senatore in fieri. Ma se Sparta (Frosinone) piange, Atene (Latina) non ride. Al Senato Claudio Fazzone (praticamente certa la sua riconferma, insieme a quella di Conte alla Camera) dopo anni di muro contro muro deve inghiottire proprio la candidatura del «Ciarra» nelle lista del Pdl. Tutto e il contrario di tutto, dicevamo. Con il rischio che accordi fatti sulle sponde del Tevere vengano sconfessati da qualche incontro in trattoria. L'unico problema è spiegarlo agli elettori. Ma la gente del sud (in questo caso del sud del Lazio) si sa, è gente intelligente e soprattutto concreta. Saprà capire.

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