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Già in cantiere le nuove liberalizzazioni

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Pierluigi Bersani: «Ci sto lavorando. Sono cose che si fanno e non si dicono»

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Appena me la chiedono arriva». È un Pierluigi Bersani a tutto campo quello che, in un'intervista all'Espresso oggi in edicola, parla delle prossime sfide che attendono il governo e la maggioranza di centrosinistra. A cominciare dalle nuove liberalizzazioni. «Sono cose che se si fanno non si dicono, perché se si dicono non si fanno - spiega - A volte mi accusano di tenere l'occhio sul "de minimis", sulle piccole cose, lo dicono a uno che ha spacchettato l'Enel. Ma in questa aria di sufficienza c'è l'arroganza di una politica che non si piega a capire come vive davvero la gente. Andremo avanti, senza distrarci da quello che già stiamo facendo: energia, ordini professionali, servizi pubblici locali, class action. Su questo il Parlamento deve votare, spero che nella maggioranza non ci siano ripensamenti. Non lasceremo andare tutto in cavalleria». A proposito dell'attività già svolta, il ministro sottolinea che a metà gennaio sarà presentato un bilancio dettagliato dei primi sei mesi. «Intanto - aggiunge - conosciamo i primi effetti pratici: sui farmaci da banco siamo già a 400 nuovi esercizi, in gran parte piccoli e con vistose ricadute sui prezzi in farmacia. Sui tassisti si vedranno i risultati quando per esempio a Roma arriveranno mille nuove licenze. Restano le assicurazioni, che cambieranno tra gennaio e febbraio: ho resistito alle richieste di rinvio, andremo avanti. E poi c'è un secondo effetto, che forse è il più rilevante: per la prima volta si è creato nell'opinione pubblica un clima che rende queste riforme possibili. Le due facce di questa aria mutata sono stati i picchi di popolarità del governo e io che ho vissuto assediato da tassisti, farmacisti, avvocati...». A questo punto Bersani amplia l'orizzonte e, parlando dell'azione dell'esecutivo nel 2007, sintetizza tutto in uno slogan: «La fiducia di crescere e la tranquillità di cambiare». Occorre, spiega, «restituire al Paese una ragionevole aspettativa di crescita e riforme senza nevrosi», perché «i cambiamenti si fanno se servono per il futuro, non vanno branditi come una clava». Secondo il ministro «sulle pensioni e sul lavoro non servono grandissime riforme, ma aggiustamenti, come ha detto Prodi. A proposito degli interventi a sostegno dello sviluppo, infine, Bersani spiega che devono riguardare soprattutto «quattro capitoli»: efficienza energetica, Sud, concorrenza e infrastrutture. Nessuna polemica, però, anche perché il titolare dello Sviluppo Economico ci tiene a sottolineare di non lavorare «per il braccio di ferro con la sinistra radicale». L'ultimo pensiero Bersani lo dedica al Partito Democratico. «C'è l'aereo in pista - è la sua metafora -, ora dobbiamo tirare su la cloche». «È fondamentale - continua - costruire il partito nuovo per la generazione che è venuta dopo l'89, che si appassiona dei problemi del nuovo secolo e ci chiede di portare dal Novecento le cose essenziali».

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