Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

«ANDIAMO avanti, chissà».

Esplora:
default_image

  • a
  • a
  • a

Hanno appena ascoltato Romano Prodi, Piero Fassino e Francesco Rutelli. Hanno appena ricevuto l'investitura ufficiale del Professore: «Il territorio è e sarà sempre il sale del Partito democratico altrimenti diventa solo un patto tra oligarchie, ma non ha la forza per cambiare il Paese». Hanno appena ascoltato Francesco Rutelli dire che «il Partito democratico è maturo, facciamolo partire dal basso, a partire dalle difficoltà che ci sono nel territorio». Ma lo scetticismo resta. Dopotutto non è a prima volta che i leader dimostrano la volontà di accelerare il processo del nuovo soggetto ma poi, puntuale, è arrivata la frenata. Così nelle file della platea del residence di Ripetta sono in molti ad esprimere dubbi e perplessità. E c'è anche chi lo fa pubblicamente. Così il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, da sempre un ultras del Partito Democratico, fa la sua previsione. «Il punto di atterraggio che farà vincere i congressi Ds e Dl - dice - sarà quello di una proposta federativa transitoria ». Il primo cittadino non ha dubbi. «Se guardo dentro ai partiti - aggiunge - mi pare difficile pensare a una diversa sintesi politica. Credo che si andrà alla Fed e poi nella migliore delle ipotesi si farà un altro passo avanti». Chiamparino, che già in passato aveva criticato la lentezza con cui il progetto andava avanti, osserva che questo «non è quanto di meglio ci si possa aspettare ma è ciò che prevedibilmente potrebbe accadere». Quindi invita, citando uno dei padri della socialdemocrazia europea, a considerare che «il fine è nulla, il movimento è tutto». «Non bisogna porre come condizione iniziale - spiega - quello che potrebbe essere l'esito finale. Così ad esempio sulla questione della collocazione internazionale. Se la si pone ora, il rischio è di non andare da nessuna parte». Insomma, mentre i big si concentrano sui «massimi sistemi» (ed evitano di parlare dei nodi da sciogliere), gli amministratori locali non si nascondono e, anzi, si dimostrano più realisti del re. Anche il sindaco di Roma Walter Veltroni non nasconde che «in questo momento c'è bisogno di ridare energia a questo progetto». E, sull'ipotesi della Federazione, aggiunge: «Una federazione tra partiti è una cosa presentabile, ma ogni cosa ha il suo nome e una federazione è una federazione». Per il sindaco di Roma, infatti, «la fusione dei vecchi partiti è indispensabile». «Certo non è sufficiente, non può bastare - continua -. Insieme Ds e Margherita arrivano al 25% dei voti, mentre noi puntiamo ad un soggetto che raggiunga un consenso molto più largo nel paese. La questione del Partito Democratico è aperta da 10 anni e non si può dire solo che si fa perché non si sa cosa succede nel caso non si faccia». Per questo, secondo Veltroni, «serve oggi una nuova legge elettorale capace di dar vita a due alleanze coese che devono superare il bipolarismo "contro" Berlusconi o il comunismo, e dare invece una risposta "per" il governo del Paese». E anche il primo cittadino di Napoli Rosa Russo Iervolino si unisce ai colleghi nel delineare le caratteristiche del nuovo soggetto. Guarda caso lo fa prendendo spunto da un altro dei problemi che, negli ultimi mesi, hanno letteralmente spaccato in due la Margherita. «Il Partito Demcratico deve essere un partito nuovo - esorta -, ma nuovo veramente, con aria fresca. Cacciamo via i pacchetti delle tessere e di amici degli amici».

Dai blog