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Tagli alla ricerca, i Ds: «Governo di burocrati»

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Ma se la critica alla Manovra — durissima — arriva da un deputato dei Ds come Walter Tocci, abituato a lavorare in silenzio e mai con dichiarazioni sopra le righe, vuol dire che questa Finanziaria fa veramente acqua da tutte le parti. Walter Tocci ha affidato le sue critiche ai tagli alla ricerca e allla differenza di trattamento tra Enti e Università a una rivista on line, «Aprile», molto vicina alal sinistra dei Ds. E le parole che usa nei confronti di Prodi, Visco e Tommaso Padoa Schioppa non sono certo carezze: «Il diverso trattamento tra Enti e Università non ha alcuna spiegazione. Forse dipende solo dal fatto che l'ultimo titolo sui giornali parlava degli Enti e ormai il governo procede a vista, dando retta all'ultimo che parla senza una visione razionale dei cambiamenti che occorre apportare». Qual è il problema che sottolinea il deputato diessino? «La Finanziaria — scrive — è stata approvata alla Camera con qualche miglioramento, ma permangono pesanti tagli agli enti e all'università. I 230 milioni di euro annunciati sulla stampa sono così ripartiti: 50 al fondo per le università, 60 per l'eliminazione del taglio alle spese intermedie degli enti (precedentemente il ministero aveva valutato più bassa questa somma) e 120 per il fondo degli enti vigilati dal Miur. Ciò significa che le università vengono quasi a pareggiare il taglio alle spese intermedie (anche in questo caso il taglio è di incerta valutazione e oscilla tra 140 e 200 milioni), ma viene inspiegabilmente negata la cancellazione della norma del decreto di luglio, accettata invece per gli enti di ricerca». E alla fine del ragionamento-spiegazione parte la frecciata: «In tutto questo la logica non alberga». Ma la parte più dura con l'esecutivo è quella quasi alla fine dell'articolo. «Anche la parte normativa della Finanziaria è inadeguata — scrive Walter Tocci — perché scritta con la classica mentalità burocratica di codici e codicilli volti a complicare la gestione fino al parossismo. Esemplare in senso negativo sono le norme sul blocco delle assunzioni, prolungato di fatto al 2008 e derogato all'interno del 90% del turn-over; il residuo 10% va ridistribuito tra gli enti secondo una direttiva che comporta addirittura un concerto interministeriale, ma non si comprende come i margini assunzionali di un ente possano essere redistribuiti ad un altro. La norma andrebbe citata nei manuali di diritto come esempio di come non si devono fare le leggi, inutilmente complicata, creatrice di stupida burocrazia, inefficace per il controllo della spesa pubblica in quanto si tratta di assunzioni con fondi propri degli enti che non richiedono ulteriori stanziamenti statali. Rimane anche la norma che limita dal 60% al 40% la quota di contratti a tempo determinato; sarebbe un ottimo proposito se nello stesso tempo non fosse impedita l'assunzione a tempo indeterminato». «Tutte queste norme appartengono ad una vecchia impostazione che si poteva ormai superare, avendo scelto la strada della valutazione. Una vola che si verificano i risultati di enti e università, infatti, dovrebbe diventare inutile scrivere regole tanto complicate. Ma evidentemente l'istituzione dell'apposita agenzia è ancora una semplice aggiunta al vecchio sistema burocratico e non è ancora assunta come la leva fondamentale per riformarlo».

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