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SE il Paese è «impazzito», Rita Levi Montalcini è «intempestiva».

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Così, mentre altrove il ministro della Ricerca Fabio Mussi prende ad esempio proprio la Montalcini che, dice, «non si occupa solo del cervello, ha il cervello», Prodi si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Certo, il premier sa che, alla fine, il voto della senatrice a vita, potrebbe risultare decisivo per consentire al suo governo di superare il delicato scoglio della Finanziaria quindi, preferisce usare una linea «soft». Ai cronisti che gli chiedono un commento risponde: «Ho sentito le sue dichiarazioni, mi sembrano un giusto ammonimento, ma anche intempestive». Poi, forse per paura di incappare in un'altra gaffe, spiega: «Perché si sta lavorando, scavando ogni piccola fonte per poter avere soldi per la ricerca. Quindi non ritengo giustificato un grido di allarme definitivo. Lo prendo come un invito e un ammonimento». Ma, se con la Montalcini utilizza la tecnica del «bastone e della carota», Prodi non è affatto conciliante con il resto delle categorie, rettori universitari e ricercatori compresi, che in questi giorni hanno fatto sentire la propria voce. «Io sono estremamente tranquillo - dice -, non c'è nessuna preoccupazione, c'è un Paese che deve essere messo di fronte alle sue responsabilità. È ora di smetterla di fare finta che la situazione sia diversa da quella che è, che ogni categoria voglia essere trattata in modo incompatibile con il futuro italiano. Non si può fare la frittata senza rompere le uova: questo è governare, bisogna pensare al domani. È ora di pensare ai nostri figli anche a costo dell'impopolarità».

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