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La Quercia prepara la «conta» di primavera

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Qualcuno ironizza sulla coincidenza dei due eventi. Da un lato la felicità di un'unione, dall'altro un «divorzio» (quello tra minoranze e maggioranza della Quercia) che sembra inevitabile. Alle 17, quando tutti abbandonano la sala dopo quasi 7 ore di discussione, il «divorzio» non c'è o, perlomeno, è rimandato. Rimandato alla primavera del 2007 quando i Ds celebreranno il loro congresso e saranno chiamati a dare il via libera al Partito Democratico. Dopotutto, come dicono nello staff di Fassino al termine della giornata, «tutto è andato come previsto». Merito anche di un Direzione «semiaperta» ai giornalisti (potevano solo ascoltare gli interventi attraverso casse collegate con la sala) che, forse, ha reso meno cruento lo scontro. Certo quando Fassino arriva, sembra piuttosto teso, al punto che quasi non saluta Massimo D'Alema che si trova all'ingresso della sala. Poi prende la parola davanti alla Direzione elecando, in sei punti, i motivi per cui è opportuno procedere verso la costruzione del nuovo soggetto. Parole che, nonostante le assicurazioni («non sarà un partito leggero e privo di radici, ma popolare e pluralista» e avrà come naturale «interlocutore e partner» il Pse) non convincono le minoranze. Fabio Mussi, Cesare Salvi e Fulvia Bandoli sono inamovibili e chiedono un congresso in primavera. Congresso che, osserva Mussi, va fatto con «regole occidentali, chiarezza sul numero degli iscritti e voto segreto per il segretario». Tra i due schieramenti in lotta si posiziona Massimo D'Alema. Il presidente considera il Pd uno «sbocco inevitabile» ma a nessuno sfugge che, dopo di lui, Luciano Violante, Gianni Cuperlo e Gavino Angius normalmente etichettati come «dalemiani doc» intervengano, non tanto per chiudere la porta in faccia al progetto, ma per fissare paletti e denunciare i difetti del progetto. Il resto della giornata trascorre tra battute e punzecchiature. Mussi ironizza sul sondaggio citato da Fassino che vorrebbe l'80% degli elettori Ds favorevoli al Pd («come è stato realizzato se la formazione dell'anagrafe degli iscritti è all'ordine del giorno di questa direzione?»). E il segretario Ds, dopo aver evocato i fantasmi della Bolognina («contro di me le stesse accuse dell'89»), si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Tutti mi hanno chiesto come va il progetto - dice rivolto a Salvi che aveva definito un flop gli incontri tra Fassino e i leader socialisti europei -, nessuno mi ha chiesto cosa ne pensa Salvi». Insomma, il clima è già abbastanza «caldo», ma la conta è rinviata al congresso. L'obiettivo delle minoranze è quello di presentare una mozione contraria al Pd che possa raccogliere anche i delusi della maggioranza. Guai, però, a parlare di scissione. «Se un partito si scioglie per entrare in un altro - spiega Mussi - non può esserci scissione». N. I.

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