Ma Rifondazione e i Comunisti non mollano e reclamano una manovra più soft nell'entità e nei contenuti e soprattutto chiedono di tenere fuori il tema delicato delle pensioni. Sembra ormai un dialogo tra sordi quello che si sta sviluppando attorno alla manovra economica. Prodi intervenendo al convegno dei gruppi dell'Ulivo, ha ribadito quella che sarà a linea che intende seguire. Ovvero una Finanziaria che «non deve servire ad un semplice adattamento dei conti pubblici ma per introdurre cambiamenti anche molto forti». Poi spiega che parallelamente alla trattativa con le parti sociali, il governo manterrà il filo diretto con i gruppi parlamentari. Ma l'intenzione di seguire la strada della concertazione non soddisfa la sinistra radicale. Rifondazione chiede di aprire un confronto nella maggioranza per modificare l'entità della manovra e poi avverte che senza il consenso sindacale «l'approvazione non è possibile». Rizzo dei Comunisti in risposta a Prodi afferma che un «forte cambiamento non è sinonimo di lacrime e sangue per le fasce più deboli» e chiede un segnale di «discontinuità» rispetto al governo Berlusconi che «deve cominciare tenendo fuori le pensioni dalla Finanziaria». E dal fronte dell'opposizione si afferma che «il governo è ostaggio della sinistra radicale», dice Maurizio Ronconi, dell'Udc, che aggiunge: «Reintrodurre la tassa di successione sarebbe esiziale per il governo, perché colpirebbe la maggioranza degli italiani». Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega, attacca: «Fassino e Prodi devono solo stare zitti perché le uniche cose positive che si sono verificate da quando loro sono al governo sono l'aumento delle entrate fiscali conseguente alla lotta all'evasione svolta dal governo di centrodestra». E così Luigi Casero, responsabile economico di Forza Italia: «Quella del Presidente del Consiglio è una dichiarazione incomprensibile. Ci piacerebbe sapere da chi vengono i diktat sulla Finanziaria».
Scontro nella maggioranza
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