Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il patron di Slow Food

Esplora:
default_image

Petrini: «Basta con Vissani e i suoi imbecilli»Tra gli stand resistono la piadina e i tortellini e avanzano la cucina brasiliana e quella argentina

  • a
  • a
  • a

Quelle che sfornano le piadine in tutte le salse: alle erbe, con la salsiccia, con lo squaquarone. Per carità, come potrebbero mancare. E c'è anche anche il ristorante dei pescatori di Fano, che avevano messo su un locale per promuovere il pesce azzurro e adesso il loro business è diventato servire ai tavoli più che solcare l'Adriatico. C'è la pizzeria e la trattoria siciliana con tanto di bandiera del Palermo all'ingresso. La sinistra preferisce ancora mangiare local. Tutta cucina locale. Non poteva mancare l'Arena del Foglia, un ristorante della zona, più local non si può. Come si conviene a una Festa dell'Unità. Tanto che un evento clou diventa la presentazione del libro di Carlin Petrini, il presidente di Slow Food e l'inventore del Salone del Gusto. Che mette subito in chiaro i dettami della sinistra con la forchetta in mano: «La definizione giusta di gastronomo è la prima, quella che venne data il 1803. Il gastronomo è "l'uomo dei campi a tavola"». Un attimo di respiro e parte l'affondo a Gianfranco Vissani, lo chef di Massimo D'Alema e ospite fisso de "La prova del cuoco" (Rai) con Antonella Clerici: «Il gastronomo - sottolinea Petrini - non è Vissani e la sua progenie di imbecilli che non sanno nulla di produzione e di campi». Perché, rivendica il patron di Slow Food, «la questione alimentare è anche economia e giustizia sociale, è conoscere il territorio». L'inno della sinistra a tavola è tornare ai prodotti della terra, addio sofisticazioni. Non solo, ma l'ideatore vent'anni fa di Arcigola invita la politica a darsi da fare, «far tornare i giovani all'agricoltura». Fassino non prende sotto gamba l'appuntamento. Invita tutti a comprare il libro dell'amico piemontese Carlin («Buono, pulito e giusto»). E rilancia: «Petrini ha lanciato anche un nuovo pensiero, il pensiero sul cibo». Che non è aria fritta, anzi. Perché, spiega il segretario dei Ds, oggi «tutti ci rendiamo conto che l'alimentazione è il fondamento della sostenibilità». E significa che «oggi il cibo è elemento di identità». E identità è anche identità politica. Avanti piadina (in tutte le sue varianti locali, anche sfogliata) e tortellini. Abbasso aragosta e champagne che sono introvabili tra gli stand della Festa. Avanti passatelli pesaresi e ravioli emiliani, avanti anche parmigiano reggiano e casciotta d'Urbino. Niente cheesburger e Big Mac. Ma spuntano anche il ristorante argentino, il locale brasiliano e la trattoria cubana con tanto di effige di Che Guevara e manifesto di Fidel Castro. Perché anche la sinistra non può far a meno della globalizzazione. E dei suoi miti. Almeno a tavola. F. D. O.

Dai blog