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di GISMONDO VALENTE ITALIANI in partenza per il Libano.

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Quanto agli aspetti pratici, Prodi assicura che adesso le regole di ingaggio «sono chiarissime» e che Kofi Annan gli ha assicurato che sta lavorando affinché nel contingente dell'Unifil entrino anche truppe di paesi musulmani. Ma nonostante l'entusiasmo del premier, nel giorno del varo del decreto di via libera alla missione in Libano, all'interno della maggioranza, sulla questione del disarmo delle truppe Hezbollah, sembra esserci ancora qualche perplessità. A smuovere le chete acque di Prodi «Poseidon» questa volta è Piero Fassino, che, intervistato dal «Corriere della Sera» su questo argomento, sembrerebbe schierarsi con Berlusconi e «company» quando dice: «Si va per smantellare Hezbollah». Secondo il segretario della Quercia, infatti, «i nostri soldati in Libano non vanno soltanto a garantire che il governo di Beirut sia pienamente sovrano, per tutelare Israele da chi lo voglia distruggere, ma anche per predisporre lo smantellamento (o disarmo) di Hezbollah». Questione fondamentale, sulla quale la risoluzione 1701 dell'Onu parla chiaro, prevedendo il disarmo delle milizie Hezbollah. Un impegno gravoso che tecnicamente spetterà all'esercito libanese con l'aiuto della forza Unifil. Un compito davvero arduo, visto che il ministro Trad Hamadé, volto moderato del Partito di Dio, l'ha detto chiaro e tondo: «Hezbollah resta una forza di difesa al servizio del paese e le armi, invece di essere consegnate, saranno nascoste». Parole che non incoraggiano davvero e dovrebbero far riflettere. L'arduo compito - ha proseguito Fassino - sarebbe quello «di trasformare Hezbollah in un soggetto politico in grado di dialogare con le parole invece che con le armi come l'Ira in Irlanda e l'Eta nei Paesi Baschi. Obiettivo, questo, condiviso anche dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema sulle pagine del settimanale «Time». A qualcuno del Pdci, però, quel «per smantellare Hezbollah» del segretario della Quercia proprio non è piaciuto: «La posizione del Governo sulla missione in Libano non è quella espressa oggi da Fassino, che risulta sbilanciata e per certi versi assurda». Secondo Iacopo Venier, infatti, responsabile Esteri del partito dei comunisti italiani: «Scopriamo con grande preoccupazione che Fassino condivide con Berlusconi l'idea che si debba andare in Libano per per fare una guerra aperta contro una componente essenziale della politica libanese e del governo stesso del Libano. Al contrario - continua Venier - Prodi e D'Alema hanno chiarito che la missione serve a garantire il cessate il fuoco e affrontare l'immensa catastrofe umanitaria generata dai bombardamenti a tappeto scatenati da Israele. La sicurezza di Israele verrà dalla presenza in Libano ma anche a Gaza e in Cisgiordania di forze internazionali che garantiscano la nascita dello Stato di Palestina e il pieno rispetto di tutte le risoluzioni Onu». Ieri, intanto è partita da Marghera la nave da sbarco «San Marco» della Marina Militare destinata ad imbarcare uomini e mezzi del Reggimento Lagunari «Serenissima» di Venezia in partenza per il Libano. Sulla «San Marco» salirà una compagnia di circa 120 soldati che faranno parte della forza di ingresso che sarà schierata nei prossimi giorni sul campo. Con loro si imbarcherà anche una aliquota del terzo Reggimento Genio Guastatori di Udine. Aridi ha aggiunto che il blocco israeliano «è una sfida alla comunità internazionale». Un primo gruppo di 60 genieri, ai quali se ne aggiungeranno altri 240, dell'esercito francese è giunto ieri mattina a Beirut, dove sarà impegnato nella ricostruzione di 15 tra ponti e viadotti nella zona di Dammur-Naame, una trentina di chilometri a sud della capitale libanese, distrutti nei bombardamenti israeliani durante l'ultima guerra dei 34 giorni.

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