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Un governo comandato dai sindacalisti

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Nove tra ministri, vice e sottosegretari sono stati pescati soprattutto tra le file della Cgil

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Un fenomeno davvero insolito quanto sorprendente. C'è chi non si mostra stupito, come Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Di Vittorio e già Segretario Confederale della CGIL, che da osservatore freddo e sereno ricorda che la presenza di dirigenti politici con matrice sindacale ha rappresentato una forma di continuità nella Storia Repubblicana che ha visto succedersi, nel corso di cinquant'anni, grandi personalità nei vari governi e nelle istituzioni. L'elenco è molto lungo: Giulio Pastore, fondatore e primo Segretario Nazionale CISL e poi Ministro nei governi di centro-sinistra fino al 1969; Giacomo Brodolini, socialista, Vice Segr. Naz. Cgil, Ministro del Lavoro nel 1968-1969, noto per l'elaborazione dello Statuto dei Lavoratori, approvato poi sotto il Ministero di un altro sindacalista, della Cisl, il torinese Carlo Donat Cattin, leader della sinistra sociale della D.C. e protagonista molto discusso dell'autunno caldo del 1969; Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica dal 1955, fu uno dei massimi dirigenti del CIL, Sindacato Cattolico dell'Italia prefascista che insieme ad Achille Grandi, Di Vittorio, Bruno Buozzi e altri diede vita nel giugno del 1944 alla Cgil unitaria; Tina Anselmi, sindacalista dei tessili nella Cisl, è stata la prima donna Ministro, a metà degli anni '70, alla guida del dicastero della Sanità. E si può continuare nell'elenco, dalla Cisl: Mario Toros, Dionigi Coppo, Enzo Scotti, Bruno Storti, Pierre Carniti; dalla Uil: Italo Viglianesi, Giorgio Benvenuto, Pietro Larizza; dalla Cgil: Luciano Lama, Giuliano Amato, Ottaviano Del Turco. La presenza di così tanti ex dirigenti sindacali testimonia che «non sanno solo di orario e salario» chiosa la neo Sottosegretario alla Solidarietà, Franca Donaggio - «perché il sindacato, in una società oggi complessa, riesce a dare alle domande sociali risposte più articolate, individualizzate e non più massificate». Il sindacato è pertanto una scuola di formazione della classe politica che prima si affiancava a quella di partito, delle associazioni o della pratica amministrativa, ma che oggi è rimasta l'unica! Un segno preoccupante dell'indebolimento della politica e dei partiti. L'attuale Governo di Centro-Sinistra registra la presenza di Sergio D'Antoni (DL) come Vice ministro allo Sviluppo e di Antonio Montagnino (DL) sottosegretario al Lavoro, entrambi della Cisl; i rimanenti di origine cigiellina, solo tre sono dei DS: Cesare Damiano, Ministro del Lavoro; Alfiero Grandi, Sottosegretario all'Economia e Finanze; Franca Donaggi, Sottosegretario alla Solidarietà. Dei restanti quattro, uno è Pdci, Giampaolo Patta, Sottosegretario alla Salute, mentre gli altri sono di Rifondazione: Patrizia Sentinelli, Vice ministro agli Esteri; Alfonso Gianni, Sottosegretario allo Svilupo e Rosa Rinaldi, Sottosegretario al Lavoro. Questa folta presenza costituisce, secondo l'opinione di alcuni, un riconoscimento alla grande opposizione sociale, diretta dalla Cgil contro il Governo Berlusconi. Se poi dai Palazzi della politica si passa alle periferie ci si accorge che fra i già eletti, in carica e candidati alle prossime amministrative del 28 maggio, molto folto è il drappello dei sindacalisti. Un dato di tendenza generale. «Se così è - riecheggia amaro il commento di un ex-sindacalista - la politica, prima surrogata dai magistrati oggi supportata dai sindacalisti, che senza Tangentopoli non ci sarebbero stati, è davvero sconfortante!!» Come sindacato erano un punto di forza dell'opposizione e sarebbe stato auspicabile avere nel Governo rappresentanti dei settori produtivi, Confindustria, Confesercenti, Confcommercio. Ma sono presenti i sindacalisti e allora sorge immediata la domanda su quale sarà il ruolo del sindacato. Un banco di prova sarà la Legge Biagi. Del resto «per fare ingoiare il rospo ai lavoratori - chiarisce Franca Donaggio - è più facile farlo da sinistra, perché si chiedono sacrifici, m

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