E poi dovrebbe essere lui a chiamarmi e a chiedermi scusa visto che mi ha insultato durante la campagna elettorale». Berlusconi non demorde e da Trieste nel corso di un comizio per il ballottaggio nelle elezioni amministrative, continua a sparare a raffica contro il centrosinistra. Da Roma gli arrivano come un bollettino di guerra le notizie delle tensioni all'interno della nuova maggioranza con il braccio di ferro tra D'Alema e Bertinotti sulla presidenza della Camera. Capisce che non è il momento di mollare anche se sempre dalla Capitale risuona l'eco delle parole di Casini contrario all'ipotesi di accordi con la sinistra come pure di continuare i toni aspri della campagna elettorale. Ma Berlusconi di smorzare i toni non ne vuole sapere. Al comizio di Trieste arringa la folla anche se il suo discorso viene interrotto dai fischi di un gruppo di contestatori che hanno alzato un manifesto con la scritta «Go home». Berlusconi però tira dritto. Annuncia che per le sue dimissioni è «tutto concordato con il Presidente Ciampi. «Il giorno dell'apertura del Parlamento mi dirà lui quando dimettermi. Io starò a palazzo Chigi per l'ordinaria amministrazione». Quanto a un Ciampi bis, «potrebbe continuare ma è un problema della sinistra». Ribadisce che le elezioni «non sono regolari» e rilancia la necessità di un accordo «senza il quale - avverte - non potrà passare neanche un solo provvedimento». Il Cavaliere non recede dalla linea dura («Facendo la somma di tutti i voti la Cdl prevale sulla sinistra per 200 mila voti, siamo noi i vincitori politici» incalza) anche se accantona l'ipotesi di un ricorso al Tar del Lazio contro il giudizio della Cassazione per il fatto che il tribunale aministrativo non ha il potere di intervenire sul giudizio della Corte. La battaglia quindi si combatterà in Parlamento ogni giorno. «Ogni volta che prenderemo la parola ricorderemo che questa non è una vera maggioranza che su di loro pende l'ombra di elezioni che noi consideriamo non regolari, perchè ci sono tante cose che non tornano». E per fare chiarezza, soprattutto su quel milione e 100 mila di schede annullate, Berlusconi chiede la costituzione di un ente che confronti i verbali con i voti e le schede annullate. Ma il Cav sostiene che dovrebbe essere la sinistra a voler far chiarezza. «Quando in una democrazia ci sono due coalizioni, dove una ha avuto anche più voti in una parte del Parlamento dovrebbe essere quella parte a chiedere di controllare il milione e cento schede annullate. La sinistra dovrebbe essere essa stessa a voler fare luce sul risultato elettorale, altrimenti va al governo con un gigantesco peccato originale». Sarà quindi un'opposizione intransigente con la convinzione che, dice Berlusconi, «costoro non potranno governare davvero e la loro sarà soltanto una parentesi». Annuncia quindi che la Cdl «sfrutterà tutti i regolamenti parlamentari per renderli inoffensivi e non consentirgli di fare scempio di tutte le riforme della Cdl». Proprio quelle riforme di cui si cominciano a vedere i primi effetti come dice l'Istat. Berlusconi se la prende con ironia anche con l'istat che «adesso che le elezioni sono alle spalle, diffonde i dati sull'aumento del fatturato dell'8% e degli ordini di tutte le imprese del 14%... dati che, guarda caso, non sono stati diffusi due settimane fa... Vedrete ora che con il nostro governo a casa il Paese rifiorirà... Evviva». Poi affronta il tema delle amministrative e rivela che per vincere alle elezioni di Napoli, oltre a essersi messo primo nella lista di Forza Italia, ha comprato casa e vuole inviare un suo disco con le canzoni napoletane a tutte le signore della città. Poi si congeda dala folla scherzando: «Scusate, devo andare a parlare con Bush per dirgli che non lasci cadere totalmente la speranza che ci saremo ancora noi al governo...».
«NON telefonerò a Prodi.
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