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Maurizio Crozza imita Apicella e intona: «Una legge pemmè»

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Gli applausi per Fassino e Rutelli e i cori della serie «Romano-Romano-Romano» non sono niente. Quando arriva Maurizio Crozza la folla di piazza del Popolo riempie l'aria di risate fragorose. Il comico dedica, come ha fatto alcuni mesi fa con i leader del centrosinistra durante il programma «Rockpolitik», la sua ultima composizione satirica in note al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Si chiama «'E governanti». Il ritornello è «una legge pemmè, una legge pemmè». Crozza è un fiume: «Finalmente ho capito perchè si dice che per vincere le elezioni si devono avere i coglioni - dice - la mia riflessione però è questa; se i coglioni stanno a sinistra, col proporzionale, politicamente le teste di ca...dove stanno?». Poi Crozza ha più volte chiesto a Prodi «come ti è venuto in mente di parlare del cuneo, non sappiamo nemmeno dove si mette» e ne ha imitato l'eloquio compassato. «Tu sarai un curato - gli ha detto alla fine - ma quello non può essere curato, perchè è incurabile». Il comico ha dedicato un passaggio del suo applauditissimo sketch ha anche ironizzato sul voto elettronico che verrà sperimentato per la prima volta il 9 e 10 aprile: «Con il voto elettronico noi premeremo il bottone per votare Ulivo e il computer dirà "Sicuro?", noi lo premeremo di nuovo e lui dirà ancora "Sicuro, sicuro?", quando premeremo per la terza volta comparirà sullo schermo 'Fatal error-Riattivare il sistema. Contattare Mediaset». Per chiudere Crozza ha tirato fuori dal cappello la sua nuova canzone dedicata al premier. Fingendo di essere il cantante napoletano Apicella, ha intonato un brano dalla melodia partenopea in cui descriveva «tre persone brave, competenti, ognuna con le sue facoltà, riassettano i diversi appartamenti della Casa delle libertà. Una canta per me, una serve il caffè, una legge per me». Il riferimento alle leggi ad personam è il ritornello del brano subito «adottato» dal pubblico. Terminato il suo tributo canoro, Crozza si è rivolto a Prodi con un vigoroso «Romano dai dai dai, forza forza forza». Così, accogliendo l'invito la piazza ha ritmato «Romano-Romano-Romano».

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