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Enel, la palla passa nelle mani della Ue

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A Bruxelles arriva il dossier preparato dall'azienda. La Commissione: «Daremo una risposta rapida»

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È infatti arrivato a Bruxelles il dossier con cui il gruppo guidato da Fulvio Conti punta a superare il «blocco» che la Francia gli ha opposto attraverso il progetto di fusione Suez-Gdf. Intanto, a Roma, è la politica a prendere la parola. Un portavoce del commissario UE al Mercato interno, Charlie McCreevy, ha confermato che mercoledì sera il dossier dell'Enel è giunto alla Commissione. «Cercheremo - ha detto - di essere il più rapidi possibile» nell'esaminare la posizione italiana, espressa in questi giorni dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti che, a Bruxelles, ha fatto presente a McCreevy tre punti chiave: la violazione della libera circolazione dei capitali da parte della Francia, la direttiva europea sugli abusi di mercato, e il principio della non discriminazione delle aziende straniere in un altro Paese membro. Il documento dovrà poi essere confrontato con la versione francese dei fatti per verificare se le nozze fra Gdf e Suez siano in violazione delle norme comunitarie e vadano stoppate. Il dossier dell'Enel ricorda che il progetto è nato lo scorso novembre a Roma attraverso contatti con il gruppo Veolia, e lo stesso amministratore delegato della società francese Henri Proglio a gennaio ha messo al corrente il ministro dell'Economia Thierry Breton: l'Opa è dunque amichevole. Ma il «veto» francese ha poi convinto Veolia a desistere. La palla è dunque in mano a Bruxelles e, alle voci che chiedono un intervento europeo contro una nuova ondata di protezionismo, si è aggiunta ieri quella del presidente dell'Antitrust Antonio Catricalà, secondo il quale «contro le derive protezionistiche, l'Unione europea deve intervenire su due fronti, quello interno ed esterno». L'Enel, che nel clima di incertezza ieri ha ceduto l'1,75% a Piazza Affari, resta in stand-by, in attesa di segnali da Bruxelles e del confronto diplomatico Roma-Parigi. E anche se la società non sembra intenzionata a gettare la spugna su Suez, va avanti nella sua espansione verso l'Est europeo: ieri ha firmato un accordo per acquisire per 105 milioni di dollari una partecipazione paritetica nella russa RusEnergoSbyt, una società che fornisce energia a grandi clienti industriali come Gazprom, Rosneft e le Ferrovie russe. Sull'argomento Suez - ha spiegato ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni - Tremonti non ha fatto alcuna relazione al consiglio dei ministri, anche se - ha sottolineato il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu - «comunque l'argomento è all'attenzione dei ministri direttamente competenti, Tremonti e Scajola, che se ne sono occupati in sede europea. Ora immagino che da Berlusconi verrà ripreso l'argomento». Nel frattempo l'ambasciatore di Francia in Italia, Yves Aubin de La Messuziere, attacca la «tiepida gestione» della vicenda da parte di Enel. Il rappresentante francese, in una inconsueta conferenza stampa a Palazzo Farnese, ha detto che «per ora l'opa di Enel su Suez è un punto interrogativo perché c'è stato solo l'annuncio dell'intenzione di lanciarla», e ha definito «incoerente» un'eventuale ritorsione italiana. Insomma, l'atmosfera non accenna a raffreddarsi. Per questo il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso ha fatto sapere che tutti questi temi (la questione energetica dalla crisi tra Russia e Ucraina fino allo scontro tra Italia e Francia) verranno affrontati nel corso del summit dei capi di stato e di governo del prossimo 23 e 24 marzo. D'altronde si tartta del contesto migliore visto che il cosiddetto Consiglio europeo di primavera è solitamente dedicato alle tematiche economiche. Non solo, in quella sede infatti, l'esecutivo Ue oresenterà ai Venticinque il «Libro verde» sull'energia commissionato al summit di Hampton Court sotto la presidente britannica dell'Unione.

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