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Castelli va a stanare i magistrati dell'Anm

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Faccia a faccia al congresso delle toghe: «Sono sicuro, la sinistra non abrogherà la riforma della giustizia»

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Il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha varcato la porta del congresso dell'Associazione Nazionale Magistrati sapendo già quello che lo attendeva ma anche deciso ad anticipare colpo su colpo le accuse che, puntuali, gli sono piovute addosso. Ad attenderlo al varco l'ex presidente dell'Anm, Edmondo Bruti Liberati, che non gli ha fatto sconti criticando aspramente tutta la politica giudiziaria portata avanti in questa legislatura e ponendo una pietra tombale sulla riforma («Va azzerata» ha detto senza mezzi termini). Ma l'ultima parola Castelli l'ha voluta per sè quando all'uscita ha detto a denti stretti: «Ho cercato la via per fare passi avanti, ma mi pare che Bruti Liberati mi ha chiuso la porta in faccia». Nella sala affollata di magistrati, l'atmosfera era pesante. Nelle prime file veniva fatta circolare l'agenzia con le parole del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini che invita l'Associazione Nazionale dei Magistrati a «fare pulizia in casa loro perchè c'è una parte militante che getta ombre su tutti». In questo contesto Castelli ha esordito in modo quasi provocatorio elencando, Costituzione alla mano, gli articoli sulla magistratura in cui si sottolinea la sua indipendenza. Poi l'affondo: «Dobbiamo cominciare a applicare queste norme, non solo a declamarle». A chi accusa il governo di essersi fatto promotore di leggi incostituzionali ricorda che a garanzia del rispetto della Costituzione ci sono il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale. Mentre la platea lo segue silenziosa in un'atmosfera di gelo, Castelli arriva al punto che gli sta a cuore. «La magistratura deve essere atarassica, al di sopra delle parti e su questo il presidente Ciampi si è espresso in modo chiaro». Quindi si dice convinto che «la riforma della giustizia non sarà abrogata del tutto dal prossimo governo. Ma spetta all'Anm decidere se far funzionare la riforma o sabotarla». E mentre dalla platea serpeggia un mormorio di disapprovazione, il ministro si lascia andare all'ironia: «Forse è l'ultima volta che ci vediamo negli occhi, ma ne siete proprio sicuri? Anche i sondaggi ci dicono che la lotta è aperta e non vorrei che qualcuno avesse cambiato posizionamento in modo affrettato». Poi lancia un monito: «Se c'è una lotta tra poteri perdiamo tutti». Parole che l'ex presidente del'Anm Bruti Liberati non raccoglie. Alla richiesta di collaborazione, il magistrato risponde secco: «La riforma dell'ordinamento giudiziario va azzerata, lo chiederemo al prossimo governo». L'intervento di Bruti Liberati è tagliente. Il procuratore aggiunto di Milano comincia accusando il ministro di non aver aumentato l'organico dei magistrati di mille unità. Poi demolisce le leggi «ad personam» che «hanno inciso sui processi in corso violando l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge» e che «rischiano di portare alla paralisi della giustizia penale». Ma l'affondo più duro è sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. «Lei - dice Bruti Liberati rivolgendosi a Castelli - la definisce epocale ma è la legge che ha avuto il più ampio e severo messaggio di rinvio presidenziale della storia della Repubblica». E a Castelli che poco prima aveva invitato le toghe a collaborare per far funzionare la riforma, risponde: «non si può sabotare una macchina che è autosabotata. Sarebbe irresponsabile per l'incolumità pubblica mettere in circolazione una macchina che non può funzionare». Bruti Liberati poi sottolinea che numerose riforme della Cdl sulla giustizia «hanno sfidato la Costituzione». E al ministro che ha ricordato di esser stato oggetto di ingiurie risponde: «La Magistratura è quotidianamente oggetto di insulti e vilipendio».

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