Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

«Come farà l'Unione a mettere insieme Luxuria e Fisichella?»

default_image

  • a
  • a
  • a

Uno «zibaldone irrealizzabile», dice il primo inquilino di Montecitorio, chiudendo la conferenza programmatica dell'Udc. «Se tra noi e Forza Italia, tra noi e An, tra noi e la Lega ci sono confini e a volte solchi anche profondi - dice il Presidente della Camera -, non c'è l'abisso che separa a sinistra Luxuria da Fisichella, Paolo Cento da Enrico Letta, Caruso e i No global da Clemente Mastella, Emma Bonino da Antonio Di Pietro». «Quando si tratterà di prendere decisioni, i giochi di parole del professor Prodi - incalza Casini - non basteranno all'Italia e al governo. Se mai l'Unione prevarrà il 9 aprile, sarà costretto a chiedere di nuovo aiuto al centrodestra». Ma se nel contestare l'avversario i leader della Cdl si mostrano compatti, nella Cdl prosegue il confronto interno. Con lo stesso Casini che non risparmia stoccate a Berlusconi. Chiudendo la conferenza programmatica, infatti, il presidente della Camera rilancia le priorità dell'Udc: senza la dovuta attenzione ai temi della famiglia e della casa, dice, il centrodestra «perderà inevitabilmente uno dei pilastri» del suo programma. Tutta rivolta ai possibili scenari del dopo voto la conclusione di Casini: «Il 9 aprile puntiamo ad accrescere il nostro consenso, ma sarà anche il primo passo per guidare l'Italia del futuro. Ci rivolgiamo a tutti i democristiani e a loro non proponiamo un impossibile ritorno al passato, ma la creazione di un nuovo centrodestra che non si vergogni della sua identità cristiana, una grande forza popolare che faccia da traino e da speranza per quella metà dell'Italia che guarda al popolarismo». E sempre Casini, seppur con il sorriso sulle labbra, non si lascia sfuggire l'occasione per replicare alla battuta del premier che fa sfoggio di stakanovismo: «Berlusconi ha detto che mentre lui lavorava, io e Fini gozzovigliavamo. Allora io dico: aiutiamolo a riposarsi un pò, a prendersi un pò di respiro. Altrimenti, a forza di far tutto lui, noi non sappiamo più cosa fare...». Un unico accenno a Berlusconi, seppur agrodolce, in oltre un'ora di relazione, perché, spiega Casini: «Io a differenza della sinistra ho superato la malattia infantile degli "incubini", come diceva mia figlia, o degli "incuboni", e ormai sono uscito da questo senso di inferiorità».

Dai blog