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«Campagna di veleni per

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Superata la sorpresa e lo sgomento, Fassino attraverso il suo portavoce Roberto Cuillo, si è appellato al presidente della Camera, mentre Massimo Brutti, responsabile giustizia del partito, ha chiesto l'intervento della stessa magistratura. Una sollecitazione, quella dei Ds cui ha risposto in men che non si dica (ma con tono un pò risentito) lo stesso Casini, facendo presente di aver sempre difeso le prerogative dei deputati e ricordando di aver già affrontato la pratica a suo tempo. Con l'occasione, Casini ha ricordato che la giunta per le autorizzazioni chiuse il caso con un nulla di fatto, non individuando profili di rilevanza ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione (quello sull'immunità parlamentare). Ma la presa di posizione di Fassino ha avuto l'effetto di un getto di benzina sul fuoco delle polemiche. Il partito del premier è partito all'attacco, bollando la «difesa» del leader Ds come «pretestuosa e ipocrita» perché - è stato il ragionamento del coordinatore nazionale Sandro Bondi - il segretario Ds adotta un garantismo a senso unico e usa due pesi e due misure. «Chi è causa del suo mal pianga se stesso», ha rincarato il suo vice Fabrizio Cicchitto rinfacciando ai Ds di aver respinto la proposta di Bondi su un gentleman's agreement per un confronto politico che escludesse materiali giudiziari e di aver quindi fatto autogol.

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