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La Sicilia «isola» l'Unione

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Perché gli porta quasi sempre male. Anche in una terra, quella siciliana, in cui il partito rutelliano ha quasi il venti per cento dei voti, ma il suo candidato non sfonda affatto e la Borsellino va in vantaggio in scioltezza. Le primarie come grande rappresentazione di massa a loro volta escono ridimensionate da questa consultazione oltre lo Stretto, che non ha raggiunto numeri di affluenza molto elevati. Ieri infatti la Sicilia ha votato. Non tutta, una parte. Il centrosinistra. O meglio, una parte del centrosinistra. Ma non sono stati tantissimi a esprimere la loro preferenza alle primarie per designare il candidato per la presidenza della Regione, 170 mila, contro i 197 mila della consultazione che il 16 ottobre incoronò Prodi. E questo è il dato che più colpisce. La Borsellino s'è imposta alla grande, sfiora il 70 per cento dei consensi contro il 30 andato a Latteri. «Sento una grande responsabilità», dice mentre cita la bella percentuale ottenuta la sorella del magistrato antimafia, espressione dei Ds e degli altri partiti dell'Unione, tranne la Margherita che ha sostenuto con forza Latteri. È quasi un paradosso: il partito che stando a tutte le previsioni si appresta a diventare il primo in Sicilia, la Margherita, ha espresso un candidato che perde contro chi invece rappresenta — anche se da una certa distanza — partiti in crisi di consensi nell'isola. Però la Borsellino non ha entusiasmato tanto da far andare in molti a votare. Certo la Borsellino e Latteri rappresentano due mondi, due mentalità, partiti diversi. Però forse nessuno dei due ha veramente conquistato il cuore dei siciliani. La sfida comunque c'è stata, la regione si è divisa. Da una parte Palermo, la città della Borsellino, e la Sicilia occidentale; dall'altra Catania, città natia di Latteri e il resto della Sicilia orientale. Tra i dati definitivi quelli di Agrigento e Siracusa, dove la Borsellino ha preso il doppio del concorrente. Rita Borsellino ieri ha votato in mattinata a Palermo, al gazebo di via Ammiraglio Rizzo, proprio a pochi passi da via D'Amelio dove fu ucciso il fratello. Sposata e madre di tre figli, ancora oggi gestisce una farmacia nel quartiere popolare Villaggio Santa Rosalia. Cattolica (200 frati in viaggio verso un seminario ieri mattina si sono fermati per farle gli auguri), nel passato ha votato partito monarchico e ancora adesso fa fatica a definirsi di sinistra. Certo è una delle icone viventi della lotta alla mafia, ma forse il suo profilo politico è troppo esile. Latteri invece ha votato a Catania, la sua città, ieri alle 11, nel gazebo di piazza Europa in centro. Latteri è rettore dell'Università di Catania. «La Sicilia non è solo mafia», «Legalità e sviluppo», questi i suoi slogan per dire che insomma bisogna andare anche oltre la lotta alle cosche. Ex deputato Dc, già membro di Forza Italia, ha lasciato Berlusconi per la sinistra alla vigilia delle elezioni europee. Si candidò con l'Ulivo, ma non venne eletto. «Bisogna passare dall'assistenzialismo alla produttività»: con queste parole il rettore ha cercato di conquistare i voti dei siciliani moderati. Alla fine comunque poco entusiasmo. L'affluenza alle primarie siciliane dell'Unione è stata bassa in particolare nella Sicilia orientale, lì dove doveva essere più forte il candidato della Margherita. Il conteggio non è ancora certo e comunque pare certo che non si potranno aggiungere i 3500 voti di Messina. Dopo trattative tra i partiti dell'Unione, si era deciso di non far votare nella città dello Stretto perché domenica prossima c'è il ballottaggio per l'elezione del sindaco. Ma alla fine, per volontà dei ds messinesi, ieri in città

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