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Il Listone di Rutelli non convince i Ds

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La Quercia è d'accordo a correre insieme alla Camera ma teme di perdere voti e identità

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E i Ds si infuriano. Insomma, non dice sì all'Ulivo «vero» di Prodi e Parisi ma fa un passo in avanti «in direzione del partito democratico», facendo infuriare di Ds che non vorrebbero abbandonare le loro radici socialdemocratiche, anche se sono d'accordo nel presentare una Lista con i Dielle alla Camera. Di «passo in avanti» parla da Londra Prodi assistendo al dibattito interno al centrosinistra. Rutelli apre anche a Boselli che però resta ancorato ai Radicali. Mentre i Ds votrebbero accogliere solo la Sbarbati. Gli altri restano fuori. Bertinotti è per il «No» secco mentre Pecoraro Scanio vorrebbe una Lista unica di tutta l'Unione ma si accontenterà dei Comunisti italiani. Mastella si è escluso da solo e Antonio Di Pietro, a questo punto resta in cerca di una casella. Rutelli dunque non vuole darla vinta agli ulivisti, ma accetta l'invito di Prodi e di chi ha lavorato bene alle primarie come i Ds. E spiega: «Noi abbiamo una prospettiva davanti a noi che si chiama partito democratico. Vogliamo costruire una nuova casa delle forze riformiste, democratiche, liberali e progressiste del nostro Paese, come nelle migliori tradizioni, come il partito democratico americano di Kennedy, di Roosvelt, di Clinton». Poi Rutelli aggiunge che «la porta resta aperta anche per gli amici dello Sdi». Giovedì si riunirà la direzione della Margherita nella quale Rutelli porterà la proposta illustrata all'esecutivo». Si è detto fiducioso che ci sarà «un forte consenso». Se infatti i prodiani già storcono la bocca e parlano di «inversione a U» di Rutelli, in vista di una scissione del partito, mariniani e rutelliani sono con lui. «Questa deve essere solo la prima tappa verso il partito democratico - sottoliena Beppe Fioroni - Un sostantivo che determina il soggetto politico che non deve mai esser confuso con il termine "socialista": in sintesi un nuovo inizio verso una casa comune dove tutti devono rinnovarsi, non possiamo dare ascolto ai neobertinottiani. Lo tzunami delle primarie ha travolto anche loro». Insomma, la Margherita dice sì alla Lista con i Ds ma vorrebbe che si decomunistizzassero. E a D'Alema e Fassino converrà confluire nella Lista unica con Rutelli e Prodi, con la nuova legge proporzionale? Oppure perderanno voti e potere? I malumori non si fanno attendere. Così la segreteria dei Ds si riunisce di buon mattino e mette a punto una proposta: l'opposizione si potrebbe presentare unita alla Camera e separata al Senato. Sarebbe stato Romano Prodi infatti a chiedere che la prova di compattezza la si desse alla Camera e non al Senato. I Ds accolgono la richiesta, ma con molte perplessità. «È difficile infatti da mandar giù - spiega un dalemiano - il fatto che si debba essere sempre noi a fare dei sacrifici». Al Senato, ogni partito andrà con una propria lista. La sinistra della Quercia protesta. Se si andrà nella direzione Rutelli, cioè di un partito democratico svincolato dalla sinistra dal socialismo, «credo che tutti i Ds dovrebbero dire di no», è il parere di Cesare Salvi. Giu.Cer.

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