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Grillo: «Il Governatore non è arbitro, ma regista»

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Chi dice il contrario non conosce la storia». Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori Pubblici del Senato (l'uomo che ha fatto incontrare Berlusconi e Fazio), puntualizza: «Bisogna ricordare delle tappe fondamentali della nostra storia prima di esprimere giudizi». E cioè? Quali passi? «Penso al 1990, quando il Parlamento stava discutendo delle legge riforma bancaria. Ebbene, in quel periodo ci fu un ampio dibattito se fosse opportuno varare una sorta di piano regolatore delle banche. Prevalse la tesi nell'allora maggioranza di centrosinistra più liberal, ovvero di lasciare al mercato la scelta. Dopo arrivò il testo unico, che diede ampi poteri al Governatore della Banca d'Italia, soprattutto in funzione regolatrice del mercato». Insomma, è stato il legislatore a non volerlo semplice arbitro? «Senta, dal 1992 in poi si sono svolte più di settecento operazioni di fusione o aggregazione di banche. In alcuni di questi casi si è trattato di salvataggi o "irrobustimenti". E la Banca d'Italia è intervenuta tra l'apprezzamento di tutti. Così è accaduto per Sanpaolo-Banco di Napoli, o per il Banco di Sicilia. E lo stesso è successo anche in Puglia e in Basilicata e in altre zone del Paese». È successo lo stesso anche nel caso degli "irrobustimenti"? «Certo, ricorda come è nata Banca Intesa? E che dire di Unicredit? Come è nata, scusi? Nessuno lo ricorda oggi, allora nessuno venne ad obiettare al governatore della Banca d'Italia che dovesse essere arbitro imparziale. Anzi, fu il regista». E la condotta è stata la stessa anche nelle ultime vicende? «Mi pare evidente». La magistratura non la pensa allo stesso modo. «Trovo l'intervento della magistratura spropositato rispetto alla dimensione dei fatti contestati nella vicenda di Antoveneta, e mi riferisco in particolare alle interdizioni. Ho letto la vergogna delle intercettazioni telefoniche. E francamente ancora non ho visto un solo appunto concreto. Sul Governatore neanche i pm hanno ancora rivolto un'accusa». Spera ancora nell'intervento di Ciampi? «Abbiamo raccolto le firme di 70 senatori e 80 deputati. Sono 150 parlamentari che chiedono al presidente della Repubblica di difendere l'onorabilità della Banca d'Italia». F. D. O.

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