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di LUCA VOLONTÈ* «DOPO la prima disgrazia, non c'è caso o avvenimento che non sia anche esso disgrazia, ...

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Calderon della Barca nel suo «La vita è un sogno» torna spesso su questo tema. Siamo nel 1635. In questi mesi ripenso spesso a questa frase, al vero scopo di coloro che vogliono votare «Si» al referendum radicale contro la vita umana, contro le donne e la loro maternità e contro la guarigione delle malattie. Insieme ad alcuni conduttori televisivi che hanno a cuore la loro carriera e i loro prossimi spettacoli in Rai e Mediaset, oltre alle ragioni anti vita dei radicali, oltre alla constatazione che molte Fondazioni americane trarrebbero vantaggi dalla abrogazione della legge italiana, ci deve essere dell'altro che possa spiegare l'impegno del «Si» a trovare ogni giorno una sensazionale menzogna. Di fandonie si tratta infatti quando affermano con noncuranza che l'embrione sono semplici cellule. Tutta la biologia e ogni logica razionale sa che l'evoluzione ha un inizio (ovulo fecondato) e un fine (morte). Di panzanate in mala fede si tratta quando dicono che la legge 40 cambia quella sull'aborto e in più obbliga l'impianto di tre embrioni. Infatti la legge dice all'articolo 14 comma 1: «È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla 194». E al comma 4: «È vietata la riduzione embrionaria salvo nei casi previsti dalla legge 194». Con buona pace della Bonino e della Prestigiacomo che per inciso si è astenuta nel voto finale del febbraio 2004. Di balle stratosferiche si racconta allorquando affermano dell'obbligo dell'impianto dei tre embrioni. Infatti la legge 40 dice all'articolo 14 comma 2: «Le tecniche di produzione di embrioni, tenuto conto dell'evoluzione della tecnico-scientifica non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre». È troppo chiedere a lor signori di leggersi la legge prima di parlarne. È troppo! Allora se non si può paragonare la soluzione di malattie con le staminali adulte (58) con quelle embrionali (0), se non si può parlare della legge, di cosa si tratta? Il referendum è una grande battaglia, un grande test, da 708 miliardi, voluto da un rigurgito laicista contro chiunque la pensi diversamente da loro. Nei loro attacchi alla Chiesa Cattolica, nella minaccia del senatore Turci all'otto per mille, nella richiesta di carcere ai preti di Capezzone cosa si evidenzia? Il voto sul nuovo pensiero unico, interessato, impersonato da un chirurgo a caccia di soldi per la sua Fondazione, un Mister televisivo da 24 milioni di euro, una bella soubrette comunista e un partito ormai radicale di massa come i Ds. Tutti alla caccia di un risultato che segni la fine del diritto di parola per la Chiesa. Tutti coloro che partono dai dati della legge e della ricerca sono da «far tacere», meglio la Ferilli o Papa Benedetto? La Chiesa se si raggiungesse il quorum non avrebbe più diritto di parlare in pubblico, i cristiani non potrebbero più testimoniare la propria fede in pubblico, il Papa verrebbe tacitato non da un ragionamento dissenziente ma dal meteo di Fabio Fazio. È questo il senso del voto, è questo il risultato che otterranno se si raggiungesse il quorum. Non votare è non solo un diritto ma anche un dovere per chiunque abbia a cuore i diritti umani, la libertà di parola. Chi vota «No» aiuta la realizzazione di questo progetto per il Paese. Io e molti deputati e senatori di questa e della scorsa legislatura a questo futuro vogliamo opporci, al violento e crudele ritorno al Far West ci opponiamo. Non andare a votare è un impegno a cui invito ogni lettore, evitiamo che tra qualche mese i radicaldiessini ci portino la povera Terry schiavo in Italia. Esiste un dovere civile: in questo caso è quello di non andare a votare. *Capogruppo Udc alla Camera

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