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«MA STIAMO scherzando? La Lega esagera quando accusa la Fiat di aprire fabbriche all'estero.

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Guido Crosetto, responsabile del credito di Forza Italia e coordinatore regionale del Piemonte, replica all'articolo della Padania che accusa la Fiat di chiedere aiuti allo Stato e poi di andare a produrre auto in Iran. Lei quindi difende la delocalizzazione? «Non ne faccio un mostro. Se l'apertura di stabilimenti in tutto il mondo fa sì che si rafforzi quello che c'è in Italia ben venga. Quello che non si può permettere è che un'azienda prenda soldi pubblici in Italia e chiuda gli stabilimenti aprendoli all'estero, ma questo non è il caso della Fiat». La Lega però sottolinea che la Fiat va sempre più a produrre all'estero. «La Fiat è una multinazionale e come tale non ha solo il mercato italiano. Per motivi di economia di scala e per necessità logistiche come tutte le altre case automobilistiche ha aperto nel corso degli anni altre fabbriche all'estero. Se questo processo non ci fosse stato, molto probabilmente la Fiat avrebbe chiuso. Non esiste una casa automobilistica con sedi in un solo Paese». Ma allora come si risolve il problema della crisi Fiat? «Il problema Fiat va affrontato come sopravvivenza di un'azienda che ha cuore e cervello in Italia. Ciò detto non è comunque il governo che può risolvere i problemi di una azienda in crisi, ma può creare le condizioni affinchè determinati settori strategici non trovino in Italia condizioni peggiori rispetto a quelle che i loro concorrenti trovano negli altri Paesi. Il governo deve far sì che il settore automobilistico italiano non sia penalizzato da vincoli, burocrazie, leggi rispetto ai suoi concorrenti. Ma a fianco del lavoro del governo ci deve essere quello degli azionisti. Ci devono essere investimenti, nuovi modelli, strategia industriale e queste cose non le può mettere il governo. Così come il governo non può essere chiamato ad aiutare la valorizzazione delle fabbriche che vengono chiuse». L.D.P.

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