Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

«Nemmeno La Malfa osava tanto, l'Ue ce la farà pagare»

Esplora:
default_image

  • a
  • a
  • a

C'è scoramento tra i tecnici che lavorano alla Finanziaria. Da tre mesi sempre più intesamente hanno preparato tabelle, ipotesi allo studio, possibilità di interventi. E da molto prima hanno operano attivamente sulla riforma delle pensioni. Hanno provato a far contento anche Bossi in tutto e per tutto. Ma alla fine sbottano: «Inutile lavorare, con l'ultimo dicktat salta tutto. Sarebbe una riforma che fa ridere, lo sa anche Tremonti. Quello che è incomprensibile è che Bossi sta difendendo una striminzita minoranza, per salvare meno di ventimila persone si butta tutto a mare». Ma dov'è lo scontro? Al Tesoro si sta pensando a una nuova stretta sui lavoratori baby, quelli in sostanza che hanno appena sette anni di contributi, cominciando a versarli dal '96. Per loro infatti la riforma Dini prevede il calcolo con il metodo contributivo ma favorisce anche le uscite anticipate, consentendo il pensionamento a 57 anni anche con soli cinque anni di contributi. A via XX settembre si pensa di alzare questa soglia a 60 anni. «Solo in questo modo si può raggiungere l'obiettivo dei dodici miliardi di risparmio con la Tremonti a regime», sottolineano. I Maroni's boys non ci stanno e dal welfare rispondono che invece è necessario procedere guadualmente con l'innalzamento dell'anzianità contributiva a partire dal 2008. E, soprattutto, solo per i lavoratori che utilizzano il «retributivo»: ovvero coloro che al 31 dicembre del '95 avevano accumulato più di 18 anni di contributi. Misura, fanno notare i tecnici, che interesserebbe solo un milione di persone contro i sei coinvolti dalla ipotesi Tremonti e che, soprattutto, darebbe solo quattro miliardi di risparmio «a regime». «Così, la riforma è vana», dicono. Ma soprattutto gli esperti vedono annullato il loro lavoro per colpa delle diatribe politiche. E partono gli sfoghi: «Assurdo, non s'è mai visto che un partito del tre per cento pretenda tutto questo spazio. Neppure il Partito Repubblicano dei tempi d'oro poteva osare tanto, neanche Ugo La Malfa arriva a tanto». E un altro ribatte: «Stiamo qui solo per senso di Stato e spirito di servizio». Finite le accuse politiche, partono quelle tecniche: «Il rischio vero è che salta il parametro 1/3 di interventi strutturali e 2/3 una tantum. La manovra così è tutta una tantum. E allora: primo, un governo che non rispetta quello che ha scritto nel Dpef due mesi prima con che faccia va avanti. Secondo, rischiamo una dura reprimenda dalla Comunità internazionale. L'Europa non l'accetta, soprattutto dopo quello che il ministro ha annunciato in sede Ue e pochi giorni fa anche a Dubai». F. D. O.

Dai blog