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La Loggia: «Prima di tutto la verità su Moro»

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«Se non c'è chiarezza sul brigatismo rosso, è difficile immaginare atti di clemenza»

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Come dire che lo Stato deve sapere tutto su come sono andate le cose sul «devastante fenomeno del brigatismo rosso». Per dirla proprio con le parole del ministro degli Affari regionali occorre conoscere «quella verità prima di prendere in considerazione fatti sui quali si può anche discutere di diventare clementi». Non intende impegnare né il partito (FI), né il governo per quello che ci dice, tenendo a precisare che parla soltanto a titolo personale. Ministro La Loggia, è giunto il momento di riconsiderare un'epoca storica come quella degli anni di piombo? «Mi permetto di aggiungere che, quando si parla degli anni di piombo, con riferimento al devastante fenomeno del brigatismo rosso, vorrei che qualcuno ci raccontasse come è stato rapito e poi ucciso Aldo Moro. I tanti processi non hanno messo la parola fine ai tanti dubbi che dalla stessa famiglia Moro o da altre tante parti sono stati sollevati. Prima di dire "voi brigatisti che avete partecipato direttamente o indirettamente potete avere un atto di clemenza finale da parte dello Stato" beh, credo che lo Stato avrebbe il diritto di farsi raccontare, per intero, la verità, almeno tutta quella che questi conoscono. E se non la conoscono ci indichino chi, eventualmente, la conosca». Bossi, in sostanza, dice: prima le riforme e poi parliamo di Sofri. È un ricatto? «Bossi fa un'ipotesi politica che ha la sua dignità. Come dire, atti di chiusura di un'epoca come fece Togliatti nel 1947, giusto per citare sicuramente un precedente illustre, che sono susseguenti al cambio di qualche cosa che realmente molto importante. Quindi, nel momento in cui si cambia l'intera parte della Costituzione, certamente, diventa molto più facile la chiusura con un passato. Non collegherei, tuttavia, la questione in quanto tale al caso Sofri, ma semmai agli anni di piombo. E allora, se è in questi termini, non lo vedo come minaccia o ricatto, ma come un contributo di ragionamento». Pensa che la vicenda Sofri potrà produrre crepe tra gli alleati della coalizione di maggioranza? «Non mi pare. Per ora, i rapporti all'interno della maggioranza hanno manifestato un rasserenamento complessivo, basti pensare al voto unanime sul Dpef. Direi, quindi, che per il momento abbiamo sostanzialmente raggiunto una sufficiente serenità per procedere e andare avanti». E in merito alla grazia ad Adriano Sofri? «Se devo proprio esprimermi, sempre a titolo personale, per l'uomo che è oggi Sofri, farei pendere la bilancia verso la grazia e non verso la non grazia».

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