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Più asili nido nelle aziende per l'occupazione femminile

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L'indicazione emerge dalla lettura della bozza del Dpef che evidenzia anche la stretta correlazione tra le riduzioni fiscali già introdotte e la maggiore offerta di lavoro. In particolare viene evidenziata la carenza di servizi alla «prima infanzia», cioè i nidi, che coprono solo un quinto dell' offerta e «scoraggiano la partecipazione femminile al lavoro». Proprio ieri il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini ha spiegato i criteri di attuazione per la realizzazione dei nidi aziendali, per i quali sono previsti 10 milioni di euro. Ogni progetto potrà essere al massimo finanziato all'80% (il 50% a fondo perduto) per un importo non superiore a 125 mila euro. La bozza del Dpef collega l'aumento di servizi al nodo del lavoro femminile come «obiettivo prioritario delle politica del lavoro». Il documento indica anche le esigenze alle quali fare maggiori attenzione: «Le carenze attuali si riscontrano prevalentemente nella fase della prima infanzia». Uno studio riportato nel Dpef analizza proprio la differenza di occupazione tra donne sposate e nubili. I dati sono aggiornati al 2002. Le single che lavorano sono il 67,6% tra 30 e 34 anni, il 71,6% tra 35 e 39 anni, il 70,9% tra 40 e 44 anni. Decisamente più bassa è la percentuale delle coniugate che lavorano: il 50,8% tra 30 e 34 anni, il 52,3% tra 35 e 39 anni, il 53,1% tra 40 e 44 anni.

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