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di GIANNI DI CAPUA FORZA ITALIA spinge per istituire la commissione d'inchiesta sulla Sme.

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Insomma è sempre più scontro dopo l'annuncio del presidnete del consiglio che la maggioranza proporà di istituire una commissione che indaghi sulla vendita dela Sme, la finanziaria del gruppo Iri, che nel 1985 Prodi tentò di vendere a De Benedetti. Muro contro muro al punto che in serata il vicepremier Gianfranco Fini commenta: «Spero che nessuno abbia nulla da nascondere». Il centrodestra accelera. Sono già state depositate, al Senato e alla Camera, due proposte di legge di Forza Italia per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sulla Sme. E già la prossima settimana i capigruppo azzurri di Montecitorio e Palazzo Madama chiederanno ai loro colleghi della maggioranza di far iniziare l'esame delle due leggi in Parlamento. L'idea passare al contrattacco sulla Sme era sta balenata da Berlusconi subito dopo che le sezioni unite della Cassazione, il 28 gennaio scorso, avevano respinto la domanda di trasferimento del processo (in base alla legge Cirami) da Milano a Brescia. «Sulla vicenda Sme sono altri a doversi preoccupare», aveva detto in modo un pp' enigmatico il premier ai giornalisti il 30 gennaio a Washington. «Ora intendiamo passare dalle indicazioni del presidente ai fatti», spiega il portavoce di Forza Italia, Sandro Bondi. E già la prossima settimana i due capigruppo azzurri, Renato Schifani e Elio Vito, cercheranno di convincere i loro colleghi della Cdl di chiedere tutti insieme che venga iniziato l'esame delle proposte. Perchè da parte dell'Udc c'è una certa cautela, come dimostrano le parole di Marco Follini: «Mi pare che in Parlamento ci siano argomenti più cruciali ed anche più urgenti». Secondo Follini, infatti, «la politica italiana non può restare aggrappata al passato ed ai suoi fantasmi. Occorre guardare al futuro. Ed è su questo che verte la nostra sfida alla sinistra». In ogni caso, un primo tentativo di dare via all'esame della proposta di costituzione della Commissione di inchiesta sulla Sme era stato avanzato ad inizio mese in Senato, alla commissione Industria, ma i capigruppo dei Ds e della Margherita, Gavino Angius e Willer Bordon, erano riuscita a bloccare tutto. E ora Bondi, insiste nel dire che «è nello stesso interesse di quanti sono stati tirati in ballo, a partire da Prodi ed Amato, che si faccia piena luce in una storia che è ancora immersa nella nebbia». Tesi questa sposata dal portavoce di An Mario Landolfi. Ma il centrosinistra non la pensa allo stesso modo. «Non è possibile - afferma il capogruppo della Margherita alla Camera, Pierluigi Castagnetti - che il governo minacci una giurisdizione parallela mentre è in corso un processo. È evidente l'intenzione strumentale di istituire un'altra commissione di inchiesta allo scopo di intimidire la magistratura». Questo preoccupazione nasce dal fatto che le due proposte di legge di Forza Italia prevedono che la futura commissione di inchiesta possa «acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti». Insomma, il timore dell'opposizione è «un processo al processo», secondo le parole del verde Alfonso Pecoraro Scanio. Cosa invece non sgradita al centrodestra che ha sempre lamentato «scorrettezze» non solo dei Pm ma anche dei giudici. Ma soprattutto, come ha spiegato Massimo D'Alema, il sospetto del centrosinistra è uno: «L'annuncio dell'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sull' affare Smè è una minaccia e un tentativo di pressione nei confronti dell' opposizione», così come sono le commissioni Mitrokhin e Telekom Serbia. Meglio ancora: un'attacco a Prodi, come ha sottolineato Oliviero Diliberto, di cui Berlusconi «ha una paura fottuta». Ma oggi il premier ha respinto questa accusa: «Nessuna aggressione a Prodi», ha detto, con il quale anzi «ho intenzione di collaborare nel miglior modo possibile».

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