Vittorio Feltri: Garlasco? Italia divisa fra sempiani e stasiani ma sulla pelle di due esseri umani
Vorrebbero dividere il mondo in «sempiani» e «stasiani»: chi non crede all’innocenza del ragazzotto bocconiano finito in carcere senza prove e chi chiede le manette ai polsi di Sempio, il nuovo indagato, l'ex commesso stempiato spuntato dai ricordi un anno fa (omicidio in concorso con Stasi) e ora unico indagato per il delitto di Chiara Poggi.12 colpi di martello, violenza cieca e malvagità ostinata.
Non mi unirò al branco di chi punta il dito: sono innocentista conclamato per entrambi. Chiamatela diffidenza o semplice saggezza popolare. Ma io a questa giustizia non credo. E dispero che negli anni sia migliorata al punto tale da non commettere più errori.
Lunedì mattina, uscendo dal carcere di Bollate dove è recluso da dieci anni (finalmente in stato di semilibertà), Stasi ha detto ai cronisti che sarebbe stata una settimana come le altre. E mercoledì ha ascoltato le prime indiscrezioni su Sempio con la stessa rigida compostezza.
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Forse si è lasciato scappare una lacrima sul vagone del metrò che lo riconduceva in cella. Ma senza darlo vedere ai vicini. E senza farsi troppe illusioni.
Non mi stupisce. Da che conosco quel ragazzo l’ho visto affrontare il processo con una dignità senza eguali.
Non so se sia il coraggio dell’uomo giusto o la mite rassegnazione di chi si è arreso a una giustizia storta e non crede più a niente.
Ma penso che la grande dignità, abbinata a un animo perbene, gli abbia dato la determinazione per andare avanti in questi lunghi anni e sopportare le pene dell’inferno di una detenzione ingiusta.
Il punto è proprio questo.
Condannato senza una prova vera. Sulla base di cosa poi. L’orario in cui si è consumato il delitto, un po’ prima un po’ dopo in base alle nuove perizie, il pedale di una bici, una scarpa intonsa, il dispenser del sapone, ma non era il bagno era il lavello della cucina, il racconto incongruo, e poi i video intimi di due giovani innamorati...
Scusate se lo ripeto e riporto la barra sull’unico condannato del caso. Ma in questo teatrino mediatico e giudiziario in cui si sta pericolosamente scivolando verso la mostrificazione di un nuovo indagato, Andrea Sempio, prima che sia stato giudicato e condannato al di là di ogni ragionevole dubbio, si dimentica la vittima numero due del delitto di Garlasco.
Dopo Chiara che ha pagato con la sua giovane vita non so bene cosa (forse un rifiuto sessuale o forse altro), è stato il suo fidanzato Alberto Stasi a versare il prezzo più alto. Dunque sia sciolto, liberato dal laccio, restituito alla vita che gli abbiamo sottratto maldestramente dopo che due corti lo avevano assolto e una terza lo ha condannato come unico autore dell’assassinio di Chiara.
Aveva 25 anni all’epoca del delitto. 32 quando è entrato in carcere. Adesso ne ha 42, un uomo. Non so se sia giocato il tempo più bello della vita ma certo ha un conticino in sospeso con la sorte.
Lo conosco da anni, ma che fosse innocente l’ho capito in meno di 10 minuti. Prima il colpevole perfetto, il secchioncello dagli occhi di ghiaccio che stava sulle balle all’opinione pubblica perché non piangeva e non sbavava in favore di telecamere.
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Poi il condannato esemplare che vive in carcere per due lustri, non si lamenta e non protesta anzi studia, si laurea, persino lavora. Più zelante lui dietro le sbarre soffocanti di un penitenziario che molti bamboccioni al caldo delle loro camerette.
A febbraio 2025 la Corte Europea ha dichiarato irricevibile il suo ricorso. Non so neppure come chiamarla.
Imperizia? Leggerezza? Non si è incazzato neanche allora Alberto. Ha atteso e sperato.
Ma adesso è troppo. Toglietelo dalla cella, ridategli l’onore, un’esistenza normale e un futuro limpido. E che la giustizia si ricomponga e rimedi all’inciampo grossolano. Poi però c’è l’altro: Andrea Sempio. Tutto comincia un anno fa. La svolta è un colpo di scena clamoroso. Indagato in concorso. Due killer anziché uno. Ma Stasi è dentro lui è fuori. Sempio nega, si ritrae, abbozza scontrini e alibi, ricercatissimo dalle tv per via del primo avvocato Lovati che non ne azzecca una, alla fine molla il legale e fa da solo. Diventa ospite fisso dei salotti televisivi. Dice la sua verità.
Corregge. Spiega.
Nascono i partiti: i sempiani e gli stasiani. O sposi una fazione, altrimenti vai a ramengo ché il purista della notizia è vetusto e in tv vogliono la bava alla bocca, la partigianeria del delitto. Sono stati due giorni di bufera. L’audizione di Andrea Sempio, poi l’intercettazione, infine la chiusura delle indagini. Vedo frotte di cronisti e commentatori scaldarsi a bordo campo. E immagino la sfilata di comparse ed esperti di cui faremo il pieno.
Una trama che si ripete sempre uguale. Come se il mondo non potesse andare avanti dopo quel 13 agosto 2007. E ripetesse ogni volta lo stesso copione. Solo che non siamo più nel paesello mite adagiato sulla campagna pavese dove tutto è crollato una mattina d’estate.
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Sono cambiate le strade, le case, le facce. Le impronte si sono perse, i racconti dilatati. E per quanto bravi siano i genetisti e gli esperti chiamati di volta in volta a risolvere il caso, come si fa a ricondurre le prove alla loro freschezza originale ma soprattutto alla inconfutabilità di allora?
Imperizie e dimenticanze emergono dall’oblio e compongono un quadro surreale. Come il tappettino della cucina arrotolato e messo da parte dai carabinieri, dovevano esserci tracce di Chiara e hanno pensato che andasse spostato.
Adesso il tormentone è il soliloquio. E il supertestimone è l’autotestimone, il testimone autoprodotto (Sempio) ovviamente per fottere sé stesso. Un giovanotto che a un mese esatto dalla riapertura del caso e dall’iscrizione nel registro degli indagati per l’omicidio di Chiara in concorso con Stasi, si mette alla guida della sua vecchia Panda e anziché ascoltarsi una bella canzone si lancia in una ricostruzione del caso ad alta voce con la microspia che sente e registra tutto, parla di video intimi della ragazza, di telefonate a Chiara, di lei che lo respinge, con te non ci parlo. Strano tipo certo. E poi quelle chat in cui condivideva pensieri poco edificanti sulle donne e lo stupro.
Ma siamo fermi qui. Al livello di ipotesi e indizi. Non vedo grandi cose per ora, se non la ricerca giusta della verità che suo malgrado assomiglia a una grande messinscena. Con la procura che firma la regia, gli avvocati gran cerimonieri mentre la famiglia Poggi si arrocca sempre di più nel suo limbo di dolore, l’audizione del figlio Marco, i comunicati risicati, la granitica convinzione che il colpevole sia solo l’ex fidanzato di Chiara.
Si ricordi soltanto che sono passati due decenni. A forza di procedere a tentoni un uomo è marcito in galera. Un altro da un anno vive sulla graticola. Il secondo mostro made in Garlasco. Sempiani e stasiani appunto, sulla pelle di due essere umani.
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