Otto e mezzo, l'ultima assurdità di Saviano: “Iran? Trump ha pronto un regalo a Russia e Cina”
Un'intervista che accende il dibattito sul ruolo degli Stati Uniti in Medio Oriente. Ieri a "Otto e Mezzo" su La7, il giornalista e scrittore Roberto Saviano ha analizzato le scelte dell'amministrazione americana nella gestione dell'attacco contro l'Iran, evidenziando i rischi di una strategia confusa e le conseguenze possibili a livello internazionale. Secondo Saviano, la politica estera americana sotto Donald Trump mostra segnali di impreparazione. "Trump non sa che cosa accadrà dopo: non lo ha previsto. Per questo, sia chi sostiene l'intervento sia chi lo ha criticato duramente nel metodo - come Anne Applebaum, che contesta l'azione senza una coalizione e in violazione delle regole internazionali - finisce per convergere su un punto: di fatto si è andati a una guerra senza un piano preciso", ha dichiarato il giornalista.
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L'assenza di un piano chiaro, sostiene Saviano, si traduce in un conflitto che rischia di allargarsi senza il supporto di una coalizione internazionale stabile. Questo scenario sarebbe aggravato da un quadro globale incerto, dove le grandi potenze restano in disparte. Secondo il giornalista, infatti, Russia e Cina avrebbero scelto di non intervenire direttamente nel dossier Iran grazie a un possibile "scambio geopolitico" con gli Stati Uniti. "I giornali conservatori americani o le firme, per esempio Ferguson, danno come assodato lo scambio, cioè Russia e Cina sono ferme in questa operazione perché Donald Trump garantisce a Taiwan la Cina e a Vladimir Putin l'Ucraina, messa così sarebbe drammatico", ha sottolineato Saviano. Questo scenario apre interrogativi sulle priorità globali degli Stati Uniti e sulla gestione dei rapporti con gli alleati.
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L'assenza di una strategia coerente sul conflitto in Medio Oriente, sempre secondo Saviano, si intreccia con decisioni che riguardano Taiwan e la guerra in Ucraina, creando un delicato equilibrio tra grandi potenze. In questo contesto, gli osservatori americani, sia conservatori sia democratici, sembrerebbero concordare su un punto centrale: la gestione del conflitto appare improvvisata e rischiosa. Saviano ha inoltre criticato il metodo scelto per l'intervento contro l'Iran, evidenziando come l'assenza di coalizioni e l'azione unilaterale violino le regole internazionali. L'analisi del giornalista mette in luce il rischio di un'escalation non solo regionale, ma globale. La strategia americana, priva di una visione chiara, potrebbe generare tensioni imprevedibili, con ripercussioni sulle alleanze e sulla stabilità internazionale. Saviano invita dunque a guardare oltre le operazioni militari immediate, sottolineando l'importanza di considerare il quadro geopolitico più ampio: la Cina che mantiene Taiwan sotto protezione implicita, la Russia che riceve garanzie su Kiev, e l'America che rischia di trovarsi sola di fronte a un Medio Oriente sempre più instabile. Il dibattito è destinato a proseguire, con analisti e politici che dovranno fare i conti con un equilibrio internazionale complesso e con una strategia americana che, agli occhi di molti osservatori, appare ancora incerta e frammentata. Saviano, con le sue parole, ricorda che la politica estera non può essere improvvisata: "Andare a una guerra senza un piano preciso" potrebbe avere conseguenze difficili da controllare, non solo per l'Iran, ma per l'intero sistema internazionale.
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