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Quarta Repubblica, Cremaschi choc: le violenze di Torino colpa di Trump...

Luigi Frasca
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Una ribellione legittima quella vista a Torino mentre i manifestanti che hanno preso a martellate il poliziotto del famoso video non andrebbero condannati. Questo hanno sentito i telespettatori di QIarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro su Rete4 lunedì 2 febbraio. Giorgio Cremaschi non condanna le violenze nel corteo pro Askatasuna, tutt'altro, perché viviamo in una società "che lascia impunite delle violenze colossali e poi ovviamente c'è il manifestante violento. Ma se si vuole sradicare la violenza bisogna ricostruire la giustizia"; afferma serafico il sindacalista e politico di Potere al popolo che tira in ballo la situazione globale, dall'Ice di Trump in giù, come detonatore delle proteste che non condanna.

 

Come esempio di sopraffazione arriva a indicare i "15mila omicidi sul lavoro negli ultimi dieci anni. Quante persone sono in carcere o anche agli arresti domiciliari? Zero. Se si vuole dire basta con la violenza bisogna costruire giustizia e questa non c'è". A queste parole replica Alessandro Sallusti, anche lui ospite in studio. "Non ci sono stati 15mila omicidi, voi giocate con le parole, ci sono stati 15mila morti, che è una tragedia enorme, ma lei ha usato la parola omicidio, è un po' diverso. L'omicidio voleva farlo quel ragazzo lì, col martello - afferma il giornalista - Io penso che tutta questa violenza che c'è in giro è soprattutto figlia sua, più che di Trump, è figlia sua". E ancora: "Lei è un primo fautore della violenza".

 

Il conduttore Nicola Porro chiede a Cremaschi se almeno condannerebbe il gruppo di manifestanti che ha picchiato e dato martellate al poliziotto. Anche qui, un'acrobazia retorica. "Ho visto che il Presidente del Consiglio ha fatto la prescrizione alla magistratura dicendo che deve incriminarli per tentato omicidio - risponde Cremaschi -  Devo dire che penso che sarà la magistratura a decidere. Meloni si è portata avanti col lavoro: il referendum sul sì non è ancora vinto, quindi lei non può ancora disporre come vorrebbe della magistratura". Il sindacalista poi attacca Sallusti per una querela per diffamazione, il giornalista non ci sta: "Lei fa della menzogna un'arte dialettica". 

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