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Elly Schlein, riunione di fuoco per la giravolta in tv: "Mai da Bruno Vespa"

Gianfranco Ferroni
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Le riunioni di partito esistono ancora nel Pd, e sono infuocate: come quando si parla delle apparizioni televisive di Elly Schlein. «Ma non aveva detto che non sarebbe mai andata nel salotto di Bruno Vespa, a “Porta a porta” su Rai1?» sbotta un anziano militante, uno che passava tutte le domeniche laiche a diffondere le copie dell’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci. In effetti, è una delle giravolte più visibili di Schlein, perché è proprio così, prima di arrivare alla guida del partito lei aveva giurato che «lì non ci andrò mai», evitando addirittura di pronunciare il nome del giornalista Rai più famoso e della sua trasmissione.

 

Roba che al confronto fa impallidire quella formuletta ideata da Walter Veltroni, che pur di non dire il nome di Silvio Berlusconi si era inventato la frase dove il Cavaliere era «il principale esponente dello schieramento a noi avverso», tanto che qualcuno aveva ipotizzato una scelta scaramantica, da accompagnare a gesti apotropaici da compiere sotto un tavolo, evocando «La patente» pirandelliana portata nelle sale teatrali da Angelo Musco e sul grande schermo da un gigante come Totò.

 

Fatto sta che Schlein prima delle elezioni abruzzese era stata sia a «Cinque minuti» che a «Porta a porta», e il risultato per il Pd è stato negativo. E ora che succede? Si parla della sfida nel piccolo schermo tra Giorgia Meloni e Schlein, e se la prima è pronta per il salotto di Vespa, la segretaria del Pd si mette di traverso e afferma «no, meglio Sky». E pensare che una volta a Roma c’era VideoUno, la televisione del Pci romano, «palestra di giornalismo» per giovani di belle speranze, negli studi televisivi potevi trovare Maurizio Mannoni, Enrico Lucci e Rosanna Cancellieri, un’intera generazione di giornalisti poi entrati quasi tutti nel Tg3 della Rai, sotto la gestione di Sandro Curzi, diventato noto per aver guidato «TeleKabul» ma che nel passato era stato il numero uno dell’ufficio stampa e propaganda di Botteghe Oscure, in una sede dove circolavano cineasti come Citto Maselli, i fratelli Taviani e Carlo Lizzani, impegnati a tradurre visivamente per i militanti e gli elettori le parole d’ordine del segretario di turno. Ma questa è un’altra storia, che forse Schlein non conosce...
 

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