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Gerasimov sparito di nuovo, la teoria di Dario Fabbri sul capo di Stato maggiore russo. Tre ipotesi inquietanti

Giada Oricchio
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È avvolto nel mistero il destino di Valery Gerasimov, generale e capo di Stato Maggiore delle forze armate russe, uno dei tre uomini, insieme al presidente Vladimir Putin e al ministro della difesa, Serghei Shoigu, in possesso dei codici atomici. La sua assenza dal campo (dove sembra sia stato ferito) e dalla parata militare della Vittoria, lo scorso 9 maggio, è oggetto di analisi del direttore del TgLA7, Enrico Mentana, e dell’analista geopolitico Dario Fabbri.

Durante lo speciale sulla guerra in Ucraina, Mentana ha osservato che la sorte di Gerasimov è un elemento di inquietudine forte perché “è impensabile che scompaia nel nulla uno dei più importanti generali di tutte le forze armate”. E avanza il dubbio che dietro ci sia lo zampino dello stile sovietico: nascondere malattie e morte degli alti in grado.

A sua volta Dario Fabbri ha sottolineato: “È una guerra sfortunata per Gerasimov, lui è il teorizzatore della guerra ibrida e invece stiamo assistendo alla più convenzionale delle guerre degli ultimi decenni. Poi c’è la sorte personale. Tutti i dispacci lo hanno visto sfiorare la morte in almeno un’occasione, dopodiché è svanito nel nulla. La sua vicenda è diventata oscura: è riapparso qualche giorno fa, ammesso che fosse veramente lui, per poi scomparire di nuovo e non esserci alla parata. Qualcosa non torna”.

Le possibilità sono tre: o è convalescente e non se la passa bene o è stato rimosso o è morto. Il direttore Mentana ha aggiunto un altro tassello: “Tutti coloro a cui hanno fatto la domanda su Gerasimov rimosso, non hanno saputo dare una risposta, ma l’ipotesi che sia stato sollevato dall’incarico va per la maggiore”. Si tratterebbe di un giro di vite voluto dal Cremlino a causa dello stato confusionale delle truppe, ma la faccenda resta strana. Sia Valery Gerasimov sia Serghei Shoigu vengono dalla terra dei tartari e il fatto che tra loro ci fosse un rapporto diretto crea suspense.

“Nella prima parte della guerra a essere scomparso era Shoigu” ha notato Mentana e Fabbri ha ricordato: “Si è rivisto in quella chiacchierata posticcia con Putin che diede il finto ordine di sigillare l’acciaieria Azvostal. Era un po’ che non appariva. A oggi Gerasimov non è ancora riemerso”. Insomma, la catena di comando russa è a maglie larghe: i comandanti non sono i punti di riferimento e i servizi segreti russi hanno totalmente sbagliato l’intelligence sul campo credendo che la popolazione ucraina russofona fosse anche russofila e dunque accogliesse i soldati sovietici con i fiori.

Fabbri ha concluso: “Dopo le prime settimane, il peso della guerra è passato dall’intelligence all’esercito e un mese fa un’ulteriore svolta con la creazione di un comando centrale affidato al cd. macellaio di Aleppo, il generale Alexander Dvornikov, che non è ancora sparito, ma non è certo centrale in questa fase. La verità è che questa ‘operazione’ non sta andando bene per niente, ha avuto diversi tentativi di aggiustamento che però non hanno portato risultati”.

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