Storace: un medico bravo per Giannini, l'odio non è la cura
Ci vuole uno bravo. Uno che sappia interrogare la psiche di Massimo Giannini, l’editorialista di Repubblica più fazioso del reame. Chiamate il dottore, l’infermiere, la neuro. Perché qualche dubbio ce l’aveva già messo con la sua sparata televisiva in tema di disabili, una specie di che campano a fare se stanno in quelle condizioni. Mala notizia di un libro che battezza come sciamana Giorgia Meloni distrugge qualunque ipotesi terapeutica che non sia stata sottoposta ad un attento lavoro di ricerca. Ormai è un virus che lo possiede. Il bello è che nel presentare la sua operetta sul quotidiano che pubblica i suoi pregiati scritti comincia così, in prima pagina: «L’ho sempre apprezzata perla tenacia». Poi immagina se la dovesse commemorare...
La denigrazione come arma totale. Giannini ha confuso un libro per un tweet. L’insulto è lo strumento che adopera. I suoi articoli sono la patrimoniale della cultura: una tassa, in pratica, che tocca sopportare accanto alla sua firma. Con il libro si supera. Si arrampica nella curva dello stadio, sventola la bandiera contro il nemico, si sdraia alla sinistra inseguendo un telegiornale qualunque nella speranza di vittoria a mani giunte. Mortaretti a raffica. Scrive «l’ho sempre apprezzata» per aggiustare meglio la mira. La francobolla a Trump mentre il presidente dell’America attacca Meloni. Il tempismo per Massimo Giannini non è il suo forte. In testa ha il bombardiere Obama e quel suo «il meglio deve ancora venire». Che magari si chiama Fratoianni. E con la Meloni la tecnica è raffinata. L’ «apprezza» per spararle addosso. “Sciamana”, per costruirle sopra sin dal titolo un’etichetta evocativa e denigratoria accanto all’innominabile destra trumpiana. Il giudizio prima dei fatti. L’anatema senza conoscere il peccato. L’incendio quando ancora il fuoco non si è propagato. Retorica pura, non informazione.
Disprezza, non apprezza.Scrive e sorride, schernisce, insulta. I contenuti non servono di fronte all’arma scaricata contro. E’ la sinistra vetero-intellettuale che prepara il terreno a quella politica, che non ha tesi unificanti se non il grido “a casa”.
Se non la si trova già occupata da loro. In pratica un libro che non è scritto per far capire chi è Giorgia Meloni, ma per dirti come devi giudicarla, secondo la nobile tradizione dei migliori che stanno a sinistra. Se questa è la civiltà dei giornalisti, figuriamoci che cosa potrebbero combinare i loro fan nelle stanze del potere. Perché in fondo è l’odio che trasuda, le mani che tremano, la voce che senti solo se urla. Slogan mitragliati. Basta quel titolo per raccontare quanta superficialità possa esserci nell’opinione dell’autore più che della protagonista immortalata al buio. È così perché lo dico io, e’ la presuntuosa immagine che un giornalista di sinistra offre della premier che governa l’Italia. Un cronista che non si accorge che avrebbe fatto meglio a far fermare le rotative almeno al tempo del dissenso esplicito - e probabilmente reciproco - tra Roma e Washington. Tra i governi, non tra i popoli. È sessantottismo di ritorno, è snobismo d’annata quello di questa sinistra intellettuale che offende senza ragionare e non si rende conto che l’Italia ha già visto all’opera i suoi campioni. E ora lezioni librarie. Troppe arie, Gianniniecompagni. Fuori del vostro nulla c’è il domani, che non apparterrà mai al vostro livore quotidiano. Fatevene una ragione. Curatevi.
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