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Garlasco: che "premio", che "medaglia" sarà data ai magistrati che hanno inquisito e condannato Stasi (forse ingiustamente)? Tutto normale?

Daniele Capezzone
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Leggetelo, vi prego, lo spettacolare pezzo di oggi di Andrea Venanzoni sulla pornografia del sangue in tv su Garlasco. E recuperate almeno altri tre preziosi contributi sul tema usciti sul nostro giornale nell’ultimo mese: un commento di Francesco Storace, un paginone di Vittorio Feltri, un’intervista all’avvocato Giandomenico Caiazza. Sono quattro voci che ci richiamano ad alcuni princìpi che dovrebbero essere elementari, e che invece paiono quasi del tutto dimenticati. Primo: da non si sa quanti anni, c’è in carcere una persona che molto probabilmente era ed è innocente, Alberto Stasi, a cui però è stata rovinata la vita.


Secondo: lo stesso metodo del processo indiziario rischia oggi di essere applicato nei confronti di Andrea Sempio. Sudi lui stanno emergendo indizi significativi, ma non ancora prove. Se usciranno, ne prenderemo atto. Ma per ora abbiamo le trascrizioni di soliloqui dall’incerto significato e un quadro – diciamo così – psicologicamente instabile di quest’uomo. E tuttavia in un processo non si tratta di stabilire se una persona sia buona o cattiva, se i suoi pensieri siano piacevoli o spiacevoli: ma se sia colpevole o no, oltre ogni ragionevole dubbio, di un certo reato, di una precisa azione criminosa.
Terzo: i processi si fanno nelle aule giudiziarie, non in tv.


Quarto: se bisogna essere garantisti sempre, fino a una terza condanna (secondo Costituzione), perché non dovremmo esserlo nei confronti di un cittadino che non è ancora nemmeno stato rinviato a giudizio? Spiace invece constatare come ci sia qualcosa di perverso, di malato, nell'offerta che ogni sera ci viene proposta in tv su Garlasco. Da anni, il medesimo format del processo mediatico, degli indizi presi per prove, della mostrificazione del reprobo, va avanti e sembra non conoscere sosta né rallentamento possibile.


Qualcuno ci vuole ridurre a «stasisti» o a «sempisti», a tifosi in curva, a supporter della vecchia o della nuova guida di una Procura. Ma qui è in causa molto più della vita rovinata di un probabilissimo innocente (Stasi) e del medesimo metodo che viene ora applicato a un altro soggetto (anomalo e problematico quanto si vuole, ma a sua volta da considerare innocente, e per ora nemmeno rinviato a giudizio). È in gioco un minimo di civiltà giuridica. Ah, dite che quella l'abbiamo già ampiamente persa per strada? Avete ragione.


E allora ecco alcune domande che vorremmo rivolgere ai signori dell’Anm che si riuniscono sabato in assemblea generale, come oggi vi racconta il nostro Giovanni Jacobazzi. Primo: e se un imputato (o anche semplicemente un indagato) fosse innocente? Secondo: ese quella persona massacrata fosse uno di noi o uno di voi? Terzo: che «premio», che «medaglia» sarà data ai magistrati che hanno inquisito e condannato Stasi, forse del tutto ingiustamente? Tutto normale? Se venisse effettivamente scagionato, sarà stato solo un «errore», come dire «ci scusi» e tanti saluti?
Ps Ho controllato eho–per così dire–i documenti a posto. Una mia prima nota afavore di Alberto Stasi risale all’estate del 2009, quasi diciassette anni fa. A maggior ragione mi auguro che questo stesso terribile metodo (processo mediatico, linciaggio pubblico, più indizi che prove) non sia usato nemmeno contro altri.

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