Chi muove i fili dietro l'accozzaglia che si prepara da Askatasuna a Silvia Salis
Quando le persone della mia età erano bambini, i nostri papà, in assenza di telefonini e social, ci portavano a vedere il meraviglioso teatro delle marionette.
Qui a Roma, la magia si compiva al Gianicolo, in un giardinetto ghiaioso a lato di una Piazza Garibaldi inondata dal sole. Ecco dunque Pulcinella, il diavolo, i loro dialoghi. Ma poi i bravi papà desiderosi di far fare ai loro piccoli un passetto di comprensione ulteriore portavano i figlioli qualche metro oltre, alle spalle del baracchino che fungeva da scenografia. E cosa si vedeva a quel punto? Si distinguevano bene - da dietro - le abili mani dei pupari che agitavano i pupazzi. Ora che siamo tutti «bimbi cresciuti», sarà il caso di compiere lo stesso esercizio. Non fermatevi a guardare le mosse di Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni. Non limitatevi a guardare con (sacrosanta) preoccupazione l’accozzaglia che si va preparando, letteralmente da Askatasuna a Silvia Salis, per citare i due estremi più lontani della futura coalizione. No, spingiamoci oltre e dedichiamoci ai registi, palesi e occulti.
Ieri vi ho parlato del «partito cinese» (che in Italia può contare su risorse umane e finanziarie di primo livello) e del «partito francese» (che spera in futuro, non solo sul versante bancario, di ritrovare le stesse soddisfazioni che poté raccogliere prima dell’arrivo a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni). Ma oggi la prima pagina de Il Tempo vi offre altri tre squarci sulle forze che manovrano: entità diverse tra loro, non necessariamente coordinate, ma che hanno in comune una certa ostilità al posizionamento pro-Occidente dell’Italia. Ecco dunque l’immenso mercato criminale dell’immigrazione clandestina, più lucroso della droga.
La nostra Francesca Musacchio, nella seconda puntata di un’inchiesta unica, non ha solo raggiunto scafisti e mediatori per capire come funzionino i loro traffici. Ma ci mostra anche il ruolo tutt’altro che chiaro - e tutt’altro che amichevole - della Turchia. Ancora. Leggete Francesca Totolo, e scoprirete chi finanzia i report «indipendenti» che descrivono l’Italia come un inferno per la libertà di stampa. Secondo me l’avete già capito: l’ineffabile George Soros. E infine leggete l’importante intervista di David Di Segni a uno degli analisti più coraggiosi e lucidi in materia di rischio islamico e terrorismo, Giovanni Giacalone. Scoprirete che anche le peggiori bandiere portate nelle nostre piazze sono parte di un progetto (eterodiretto, e con forte impiego di uomini e risorse) di destabilizzazione del paese, di manipolazione dell’opinione pubblica e di pressione sul governo (che non deve cedere) per influenzare la politica dell’Italia nei confronti di Stati Uniti e Israele, Iran e Russia, e per allontanarci dal quadrante occidentale.
Perfino a Venezia, a causa di un grave errore di Pietrangelo Buttafuoco, sta andando così. Sul tema ha ragione il ministro Alessandro Giuli: altro che artisti russi (da celebrare) e dissidenti (da difendere: di quelli non si occupa nessuno). Il rischio è che la Biennale faccia un favore al Cremlino e crei un problema politico a Palazzo Chigi. Il pericolo è ovunque, i pupazzi numerosi, i pupari abilissimi. Non caschiamoci.
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