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La recessione e il coraggio della politica

Santi Bailor
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A Davos, dove si è aperto il World Economic Forum, la maggioranza degli economisti prevede un 2023 di recessione globale, con il perdurare delle tensioni geopolitiche e le banche centrali, quella americana e quella europea, che continueranno nella loro stretta monetaria. Andando a scandagliare queste fosche previsioni, a preoccupare è una crescita debole, o molto debole, nella vecchia Europa ma pure negli Stati Uniti. Diverse le considerazioni degli economisti sulla Cina dove la decisione di mollare la strategia della Zero Covid potrebbe dare una botta di fiducia ed una spinta alla crescita che aveva subito una battuta d'arresto rispetto ai ritmi frenetici cui era avvezzo Pechino prima del virus. Detto delle previsioni degli economisti, veniamo alla politica ed alla sua funzione cruciale anche (e soprattutto) nei momenti più difficili.

 

 

L'Italia e l'Europa, per stare sulla sponda orientale dell'Atlantico, devono ragionare sul ruolo della spesa pubblica in un momento così delicato. Fare più spesa pubblica rendendo più flessibili i vincoli europei, in un momento come l'attuale potrebbe rappresentare una iniezione di fiducia ed uno stimolo alla crescita. Il governo italiano si sta spendendo, con intelligenza e senza strappi, affinché Bruxelles diventi più flessibile. Se l'opposizione, pur restando opposizione, sostituisse alle polemiche un po' di spirito di collaborazione in questa difficile congiuntura globale, sarebbe cosa buona e giusta.

 

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