“Paul non ha mollato mai nella vita” dice Benedetta Rossi, la coordinatrice del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI) Primavera, nel quartiere Centocelle a Roma est. Paul è un ragazzo di 26 anni del Sud Sudan che Benedetta accolse al suo arrivo a Roma il 30 novembre 2022. Quando accade qualcosa di speciale si ricordano le date, e così è per la storia di questo ragazzo, con disabilità dalla nascita, al cui cospetto restiamo spiazzati. Paul (nome completo Paul Mabior) ha una sola gamba, e le sue mani sono perlomeno originali: affusolate e mancanti di alcune dita.
“Arrivava come tanti rifugiati dalla Libia” continua Benedetta, “era stato assegnato a noi perché questo SAI non ha le barriere architettoniche, e per uno come lui sembrava questa la destinazione corretta. Solo che quel giorno Paul non ha voluto entrare passando dalla rampa per l’handicap, ha salito i tre gradini dell’ingresso principale. Ci ha detto a suo modo, senza parlare una parola in italiano: io sono”. All’epoca, come oggi, il SAI Primavera è gestito dalla cooperativa Medihospes (aderente al Consorzio La Cascina), più volte premiata dall’agenzia Onu per i rifugiati con il riconoscimento We Welcome, e questo SAI deve essere stato il posto giusto per Paul.

Visite mediche, lezioni di italiano, scuola (diploma di scuola media e poi superiore), computer, sport (una passione per la corsa, con le stampelle) e per il calcio (arriva a giocare con la squadra Insuperabili, riconosciuta dalla FIGC, e con la nazionale italiana amputati). Un percorso esemplare, e sorprendente.
Il Sud Sudan è il paese più giovane e più povero del mondo, reddito pro capite di 716 dollari l’anno, segnato da carestie, conflitti, isolamento e la storia di Paul inizia lì. Per la cultura locale la sua disabilità dalla nascita indica una maledizione e la famiglia, come uso comune, concorda di sopprimerlo, gettandolo in mare. Lo salva lo zio paterno, che chiede di adottarlo, e per anni Paul penserà che lo zio è il suo vero padre. Quando nel 2020 lo zio viene a mancare, la zia resta sola a dover accudire 4 figli oltre a Paul, che da quel momento decide di cercare la sua vita e la sua realizzazione altrove, sapendo benissimo quanto fosse duro, impossibile, in Africa per una persona con disabilità. Ma “Paul è un sorriso pronto a dare battaglia” ricorda Benedetta Rossi. E la sua vita interiore deve essere probabilmente d’acciaio perché lo ha portato a cercare una nuova vita in Nigeria, Senegal, poi di nuovo in Sud Sudan e infine in Libia, dove passa attraverso soprusi e furti, carcere, quattro tentativi di raggiungere l’Italia con i barconi (alcuni suoi compagni muoiono), poi di nuovo in carcere a Tripoli, dove finalmente un giorno miracolosamente lo raggiungono i funzionari dell’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati) e gli dicono che sarà condotto in Italia. “Non ci ho creduto finché non sono sceso dall’aereo a Fiumicino” racconta oggi Paul, “chiedevo continuamente conferma a tutti quelli che viaggiavano con me... Ho ripensato a mio zio, che era romanista!, e mi spingeva sempre a non tifare squadre inglesi ma la Roma”.
Paul è un giovane che ha letto Machiavelli, Cicerone, Marco Aurelio, ha fatto trekking salendo in cima all’Etna, ha fatto il testimonial nelle scuole per parlare di integrazione. Ora vive in un gruppo – appartamento del Comune di Roma, quasi in totale autonomia. Lo scorso 12 ottobre ha presentato il suo libro ritornando al SAI Primavera, ed è stata una festa ben più grande di un gesto culturale. Titolo del libro “Non mollare mai nella vita”. È la sua autobiografia, racconta la disabilità, insieme alla speranza e alla volontà che lo hanno reso invitto, è un dialogo intimo, spontaneo, adolescenziale, di un’anima con una fede molto pragmatica che si apre a tutti quelli che come lui si sono trovati abbandonati. Sul muro del salone del SAI Primavera c’è ancora la sua lettera di saluto agli operatori di Medihospes: “vi vedo come la mia famiglia, e questo mi rende felice. Anche se ora devo andare via, spero che potremo sentirci ancora, perché senza di voi mi sento perso. Avete riempito un vuoto nella mia vita e mi avete dato forza quando pensavo di non averne più”. “Io sono uno che è stato abbandonato dai propri genitori” ha ricordato Paul in chiusura della presentazione al SAI Primavera, “e allora grazie allo Stato italiano che ha aiutato uno come me”.
