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Il risveglio della Metafisica: De Chirico, Carrà, Morandi e Sironi alla Galleria Nazionale di Roma in un allestimento che ne restituisce le atmosfere sospese

Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma un focus sulla pittura metafisica e sull’immaginario architettonico della città. L’allestimento di Warehouse of Architecture and Research accorda luce, colore e ritmo espositivo alle atmosfere sospese dei dipinti

Roma, ottobre 2026 – Dal 20 ottobre 2026 al 21 marzo 2027 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma presenta De Chirico e la Metafisica, un focus espositivo che si innesta nella collezione permanente e la rinnova grazie a importanti prestiti da altri musei italiani.

In continuità con Metafisica/Metafisiche, la grande mostra ospitata a Palazzo Reale e in altre istituzioni milanesi nei primi mesi del 2026, il focus approfondisce il rapporto tra Giorgio de Chirico, la pittura metafisica e l’immaginario architettonico di Roma.

A dare forma al percorso è il progetto di allestimento di Warehouse of Architecture and Research, studio romano fondato nel 2013 da Gabriele Corbo e Jacopo Costanzo, sospeso tra pratica progettuale e ricerca sul progetto contemporaneo. Un insieme di interventi mirati sulla luce, sulla grafica e sull’esposizione trasforma lo spazio museale in uno strumento di lettura delle opere.

Un allestimento che ascolta le opere

Il progetto di Warehouse of Architecture and Research punta ad accordare l’esperienza museale alle atmosfere dei dipinti. L’obiettivo è avvicinarsi alle condizioni fenomenologiche della metafisica: immagini sospese, silenziose, apparentemente immobili, in cui il tempo sembra essersi arrestato.

L’intervento lavora su pochi elementi calibrati. La luce è soffusa nella sala Metafisica (ex Boccioni), per rispettare le delicate tempere di Del Debbio, e si fa più profonda nella grande sala De Chirico. Il colore introduce dettagli in blu desunti dalla tavolozza delle opere in mostra.

Decisivo è soprattutto il ritmo, scandito da pause e accelerazioni. Nella prima sala le «sospensioni» parietali sono controbilanciate dalle teche centrali dedicate all’architettura dell’EUR; nella sala De Chirico la sequenza delle Piazze d’Italia cresce in una progressiva accelerazione. I prestiti eccezionali sono collocati in punti strategici: Sironi, Carrà e Morandi nella prima sala, Interno metafisico con biscotti e Il figliol prodigo nella seconda.

Tutto questo senza snaturare il flusso museale. Fin dall’inizio l’intervento è stato pensato come un potenziamento della collezione, un focus ulteriore in continuità con le recenti mostre milanesi, e non come una «nuova mostra».

La parola agli architetti

«Questo approfondimento, intimamente legato alla collezione permanente, non doveva interferire in alcun modo con i flussi museali già in essere. La meraviglia risiede nell’essersi fatti guidare dalle opere stesse. Il momento più straordinario è stato il loro dischiudersi dalle casse blu di Montenovi: ad ogni apertura sembrava di assistere al risveglio dell’opera dopo un lungo riposo. L’approccio discreto di questo allestimento è l’unico possibile per definire un dialogo con le atmosfere metafisiche.»

— Jacopo Costanzo, Warehouse of Architecture and Research

Il percorso

Sala Metafisica. La sala Boccioni, rinominata per l’occasione «Metafisica», accoglie opere di Carrà, Morandi e Sironi, tra gli altri. In aperto contrasto con il dinamismo futurista, questa pittura costruisce immagini immobili e silenziose. Accanto ai dipinti, materiali dall’Ente EUR e dal MAXXI raccontano l’architettura romana di ambito metafisico: disegni di maestri come Del Debbio e Libera si alternano a fotografie d’archivio, restituendo il dialogo tra immaginario pittorico e progettazione architettonica.

Sala De Chirico. La grande sala celebra il capofila della tendenza metafisica e amplia il nucleo di opere della Galleria con prestiti iconici come Interno metafisico con biscotti e Il figliol prodigo. Anche qui l’architettura è protagonista, con un’inedita sequenza dal ciclo Piazze d’Italia, in cui lo spazio urbano diventa un luogo straniante ed enigmatico.

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