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Diritti civili, Maitan (Fare Bene): “No al suicidio assistito, abolire la 194. Islam e società occidentale sono incompatibili”

«Prendiamo atto dell’incompatibilità tra l’Islam e la società occidentale intesa come democrazia, e agiamo di conseguenza». È una delle affermazioni più nette contenute nell’intervista a Filippo Maitan, 30 anni, presidente dell’associazione Fare Bene, che interviene nel dibattito sulle richieste di nuove moschee e, più in generale, sui temi dei diritti civili, della bioetica e dell’integrazione.

A proposito delle recenti polemiche sulla costruzione di nuovi luoghi di culto islamici, Maitan sostiene che una presenza numerica delle comunità musulmane tale da arrivare, a suo giudizio, a forme di «sciopero di stampo religioso» rappresenti «una grave spia di un enorme problema» e denuncia quella che definisce «troppa accoglienza».

Posizioni altrettanto nette sul fine vita. Maitan definisce il suicidio assistito «suicidio di Stato» e sostiene che l’accesso alla morte volontaria rischi di trasformare una condizione di sofferenza in una pressione sul malato. «Chi soffre non desidera la morte ma la diminuzione di una sofferenza», afferma, indicando nel potenziamento delle cure palliative un’alternativa.

Sul rapporto tra Parlamento, Governo e Regioni in materia di suicidio assistito, Maitan si schiera a favore dell’impugnazione delle leggi regionali già approvate e sostiene che non si debba procedere con una nuova disciplina nazionale.

Il capitolo più controverso dell’intervista riguarda però l’aborto. Maitan definisce l’interruzione volontaria di gravidanza «un omicidio legalizzato, o meglio scusato dalla legge» e dichiara che la sua associazione propone «l’abolizione della 194». Nel confronto sullo status del feto, sostiene che «un feto diviene vita al 100%, se non ne interrompi il cammino».

Maitan commenta inoltre le posizioni espresse sul tema da Roberto Vannacci, osservando che il generale ed europarlamentare, a suo giudizio, avrebbe successivamente ridimensionato la posizione iniziale contraria all’aborto. Nel quadro politico italiano, invece, accusa il centrodestra di non voler mettere in discussione la legge 194 e considera la posizione di Fratelli d’Italia una forma di «salvataggio della faccia».

Alla domanda sul concetto di autodeterminazione, Maitan risponde richiamando la propria visione cattolica: «La vita ci è data in prestito. Ne siamo possessori, non padroni». Da qui la sua opposizione all’idea che la libertà individuale possa comprendere anche la scelta della morte.

In vista del prossimo appuntamento elettorale, il presidente di Fare Bene auspica una piattaforma politica «di stampo conservatore», fondata sulla cosiddetta legge naturale, con abolizione della legge 194, nessuna apertura al suicidio assistito, contrarietà al matrimonio egualitario e all’adozione per le coppie omosessuali.

Infine, Maitan prende posizione contro quello che definisce il «femminismo odierno», che giudica una «rivalsa sessista di stampo marxista»: «Si vuole la guerra tra sessi, con accessoria prevaricazione delle donne sugli uomini», sostiene.

Un’intervista che restituisce così il profilo di una componente del conservatorismo cattolico giovanile che rivendica una linea fortemente identitaria sui temi della vita, della famiglia, dell’integrazione e dei diritti civili, collocandosi in aperto dissenso anche rispetto ad alcune posizioni assunte dal centrodestra italiano.

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