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Barilla vince la class action relativa all’etichetta ingannevole “Il marchio n. 1 in Italia”

1° ottobre 2026, ore 14:35 CDT – Barilla America Inc. ha ottenuto una sentenza favorevole nell’ambito della procedura di summary judgment in una causa intentata da alcuni consumatori, che accusavano l’azienda di aver indotto gli acquirenti a ritenere che la pasta prodotta negli Stati Uniti con ingredienti non italiani fosse in realtà prodotta in Italia.

La dicitura “Italy’s #1 Brand of Pasta” (“Il marchio di pasta n. 1 in Italia”) riportata sulle confezioni non era inequivocabilmente ingannevole e, sulla base degli elementi acquisiti nel procedimento, nessuna giuria ragionevole avrebbe potuto concludere che vi fosse una concreta probabilità che i consumatori fossero stati tratti in inganno. Lo ha stabilito mercoledì il giudice Ajay Krishnan della US District Court for the Northern District of California, il tribunale federale distrettuale della California settentrionale. “In mancanza di un’indagine sulla percezione dei consumatori, difetta qualsiasi presupposto per ritenere sussistente il rischio di ingannevolezza a danno degli acquirenti”, ha aggiunto.

Nella denuncia, presentata nel 2022, i consumatori sostenevano che la dicitura sull’etichetta poteva indurre gli acquirenti a ritenere che la pasta fosse prodotta in Italia, mentre in realtà viene prodotta in Iowa e nello stato di New York. Nel 2024 i consumatori avevano ottenuto la certificazione della class action.

Nella sua decisione, Krishnan ha escluso dal procedimento la perizia dei ricorrenti sulla percezione dei consumatori, ritenendo che il sondaggio su cui si basava fosse viziato da un’impostazione distorta. Secondo il giudice, il sondaggio chiedeva esclusivamente se la dicitura facesse ritenere che gli ingredienti del prodotto provenissero dall’Italia e orientava gli intervistati verso tale interpretazione, senza offrire loro la possibilità di indicarne altre.

In assenza dei risultati del sondaggio, le contestazioni dei ricorrenti dipendevano dalla valutazione della misura in cui un consumatore ragionevole avrebbe interpretato la dicitura come un’indicazione inequivocabile del fatto che la pasta era prodotta in Italia con ingredienti italiani.

Poiché la dicitura è ambigua, ha affermato il giudice, il tribunale deve prendere in considerazione anche le altre informazioni disponibili sulla confezione. In questo caso, le confezioni riportavano sui lati la dicitura “Made in the U.S.A. with U.S.A. and imported ingredients” (“Prodotto negli Stati Uniti con ingredienti statunitensi e importati”), ha osservato Krishnan.

Il giudice ha inoltre respinto l’argomentazione dei consumatori secondo cui il legame di Barilla con l’Italia sarebbe stato fuorviante.

“È incontestato che la società sia stata fondata in Italia, che abbia tuttora la propria sede in Italia e che sia il marchio di pasta più popolare in Italia”, ha affermato Krishnan. “Di conseguenza, l’identità del marchio Barilla legata all’Italia non è ingannevole.”

I consumatori erano rappresentati dallo studio Clarkson Law Firm PC. Barilla era rappresentata dagli studi Faegre Drinker Biddle & Reath LLP e Foley & Lardner LLP.

La causa è Sinatro v. Barilla Am., Inc., 2026 BL 387079, N.D. Cal., No. 4:22-cv-03460, 30 settembre 2026.

Fonte: https://news.bloomberglaw.com/litigation/barilla-defeats-italys-1-brand-label-deception-class-action 

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