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Apre la villa di Alberto Sordi. Ed è già successo

Luogo più adatto della principesca villa di piazzale Numa Pompilio, con vista terme di Caracalla e, più in lontananza, del Circo Massimo, non poteva essere scelto dagli organizzatori della mostra dedicata ad Alberto Sordi. L’apertura al pubblico di questo gioiellino architettonico immerso nel verde, a un passo dal Parco Egerio e l’Appia Antica, costituisce un passaggio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi che la fondazione dedicata all’attore capitolino si è data: quello di perpetrare la memoria di Sordi attraverso un museo permanente. In questo modo Roma, capitale del cinema italiano, disporrebbe di un luogo dove ricordare in particolare la stagione irripetibile e meravigliosa della commedia all’italiana e del neorealismo, punte di diamante della settima arte declinata al modo tricolore.

Sordi adorava quella piccola reggia di cui s’innamorò perdutamente un attimo dopo averla visitata. L’acquistò nel 1958 al modico prezzo (si fa per dire) di 80 milioni di lire dell’epoca e soffiandola, e di ciò forse in pochi sono a conoscenza, all’amico Vittorio de Sica. In quella florida residenza, negli anni trenta, aveva vissuto Dino Grandi, il gerarca che di fatto costrinse Mussolini a scendere dal trono. Carlo Verdone, che tra quelle mura ha girato un documentario «Alberto il Grande», ricordava una villa austera, buia, ma piena di cimeli e opere d’arte amministrata e governata dalla sorella Aurelia. Lampadari in cristallo, archi finemente lavorati e sedute dal richiamo floreale, raffinate e discrete a fare da cornice a una successione di ambienti dal sapore storico intramontabile. Una sorta di regno incantato insomma dentro il quale, scrive Vincenzo Mollica, «convivono risate e malinconia e tutto si fa magia come se fosse l’androne del mago».

La villa di piazzale Numa Pompilio era per il suo proprietario un’oasi di tranquillità. Spenti i riflettori, accantonati per un attimo i bagni di folla, Sordi, gelosissimo della sua privacy e della sfera intima e familiare, si barricava in quelle stanze schermandole dal mormorio pettegolo dei media e dello star system da cui cercava di rimanere, per quanto possibile, prudentemente alla larga. Aveva finanche un inginocchiatoio sul quale pregava ogni sera prima di andare a dormire.

Si parlava del museo. Facile intuire che la dimora che lo ospiterà, per la sua ubicazione e la sua indiscutibile rilevanza culturale, sia sottoposta a diversi vincoli artistici e ambientali. Di qui la complessità cui andrà incontro l’iter progettuale cui toccheranno soluzioni e scelte tali da rispettare il valore monumentale e simbolico del luogo.

Tornando alla mostra, è necessario ricordare che essa si articolerà in un percorso multimediale esteso anche al piazzale antistante la villa dove, per l’occasione, verrà allocata una tecnostruttura, in uno spazio aperto gratuitamente al pubblico e dove verrà proiettato un filmato dedicato al “festeggiato” curato dall’Istituto Luce Cinecittà.

Non solo. Oltre alla villa del Celio, considerata l’immensa mole del materiali raccolti, gli organizzatori hanno pensato di sfruttare un secondo spazio d’esposizione. La scelta è ricaduta sul teatro dei Dioscuri messo a disposizione dall’Istituto Luce. In esso verrà proposto un attento racconto di «Storia di un italiano», progetto cui Alberto era legato e di cui andava legittimamente orgoglioso, l’illustrazione dei viaggi di Sordi nel mondo (Israele, Brasile, Argentina ecc.) e la narrazione critica di quel Mito Americano, di cui l’artista capitolino fu rapsodo geniale e irriverente, attraverso la proiezione di Un americano a Roma e Un Italiano in America.

Il tutto culminerà il 15 giugno con un sontuoso baccanale cui parteciperanno amici e colleghi del Nostro oltre a diversi esponenti delle istituzioni: da Virginia Raggi a Nicola Zingaretti, da Francesco Rutelli a Walter Veltroni. Eppoi ancora: Gianni Letta, Lino Banfi, Claudia Cardinale, Cristian De Sica, Sofia Loren, Ornella Muti, Leonardo Pieraccioni, Franca Valeri, Enrico Vanzina e tanti altri ancora. Facile immaginare che a una certa, sulla testa degli astanti riecheggerà la proverbiale raccomandazione sordiana: «Ahò, ma ce l’avete una casa? E andatevene a casa!».

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